Mali: verso nuovo governo, ma l’M5 non ci sta

di Enrico Casale
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Non parteciperà al governo in procinto di essere nominato in Mali il Movimento del 5 giugno – Raggruppamento delle forze patriottiche (M5-Rfp), piattaforma di partiti e movimenti che l’anno scorso ha messo in crisi le precedenti autorità maliane ed è molto critica nei confronti delle autorità di transizione. Lo si apprende da un comunicato del comitato strategico del M5-Rfp a firma di Choguel Kokalla Maiga. La nota reagisce alle dimissioni presentate venerdì dal primo ministro Moctar Ouane, immediatamente riconfermato per formare una nuova squadra di governo.

Riunito in seduta straordinaria sabato 15 maggio 2021, il Comitato Strategico M5-Rfp “prende atto di tali dimissioni e ricorda di non essere stato né consultato né associato a questo cambiamento, che, in ogni caso, non risponde né al suo aspettative o le sue dieci misure formulate il 6 maggio 2021, durante il suo incontro con il presidente della transizione”, Bah N’Daw, si legge nella nota pubblicata dalla stampa maliana.

Per l’M5-Rfp, le misure dichiarate rimarranno “lettera morta fino a quando la realtà del potere sarà detenuta dalla giunta militare”. Il movimento dice di rimanere in totale disaccordo con la traiettoria della Transizione  impressa dal rinnovato Primo Ministro, e afferma che “non può unirsi in combinazioni di cui non conosce i dettagli”.

Secondo il sito New a Bamako, Ouane è incaricato di istituire un governo più consensuale entro mercoledì. Per una governance inclusiva, si prevede anche di aumentare il numero di membri del consiglio nazionale di transizione. Voci ipotizzano un nuovo governo di transizione di 30 o 32 membri, in considerazione del clima teso, con la rappresentanza di gruppi, partiti politici, società civile e sindacati. Pare che all’M5 Rfp siano riservati tre ministeri – Amministrazione territoriale, Affari esteri e Maliani all’estero – ma il comunicato del movimento ha chiarito che non intende accettarli.

Diversi mesi di manifestazioni, di una dimensione mai viste prima, del Movimento 5 giugno contro il precedente governo del presidente Ibrahim Boubacar Keita si sono conclusi con il colpo di Stato militare contro il regime il 18 agosto 2020. Dopo il golpe, in cui un pugno di militari ha preso in mano la situazione che era paralizzata, la piattaforma civile (composta di partiti e di organizzazioni) ha emesso molte riserve sulla gestione del dialogo nazionale.  Critiche aperte si sono moltiplicate nei confronti dei militari che in parte hanno tenuto le redini del potere, nonostante la nomina di un presidente e di un primo ministro civile. Il vicepresidente è infatti uno dei protagonisti del golpe, il colonnello Assimi Goita.

Nei giorni scorsi, i mediatori della Comunità economica dell’Africa occidentale (Ecoweas/Cedeao) hanno chiesto alle autorità di transizione di premere sull’acceleratore e definire una lista di priorità per portare a buon fine il processo di transizione politica entro i 18 mesi previsti.

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