I Paesi Ua progettano l’uscita in blocco dalla Corte penale internazionale

di Enrico Casale
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I leader africani hanno adottato una strategia comune per uscire insieme dalla Corte penale internazionale. La notizia, trapelata a margine del summit Ua, è passata quasi inosservata, oscurata dal ritorno del Marocco nel seno dell’organizzazione panafricana. In realtà, potrebbe avere effetti dirompenti.

La decisione, che non è giuridicamente vincolante, è stata presa a porte chiuse verso la fine del vertice che si è tenuto in Etiopia. I leader sostengono che la Corte, istituita per perseguire gli autori di crimini di guerra e di genocidio, si sarebbe ingiustamente accanita contro gli africani che, finora, avrebbero pagato il prezzo più elevato.

Insediatasi nel 2003, la Corte ha infatti avviato procedimenti su reati commessi in Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica, Sudan, Libia e Kenya. Nel 2016 la Corte ha pronunciato due condanne che hanno lasciato il segno nella storia della giustizia internazionale. La prima è stata emessa il 21 giugno e condanna Jean-Pierre Bemba Gombo, responsabile del Movimento di liberazione delle truppe congolesi, a 18 anni di carcere per omicidi, stupri e saccheggi commessi contro civili nella Repubblica centrafricana (2002-2003). Il 27 settembre, invece, la Corte ha condannato per crimini di guerra Ahmad Al Faqi Al Mahdi, responsabile della distruzione di monumenti storici ed edifici religiosi a Timbuktu (Mali).

logo Corte penale internazionaleQuesta attenzione sull’Africa, ha spaventato molti leader che temono di essere perseguiti. Come Pierre Nkurunziza, Presidente del Burundi, che lo scorso anno ha annunciato l’uscita dalla Cpi. Imitato da Yahya Jammeh, uomo forte del Gambia (anche se il successore Adama Barrow ha annunciato di voler tenere il Paese nella Corte). Anche il Sudafrica ha avviato la procedura per lasciare il Trattato di Roma. Ma queste si trattavano di decisioni di singoli Paesi. L’iniziativa presa nel seno dell’Ua potrebbe portare via tutti e 34 i Paesi africani firmatari del Trattato e, così facendo, mettere una pietra tombale sulla Corte penale internazionale.

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