L’Onu: «In Libia migliaia di mercenari»

di Enrico Casale
gruppo wagner
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In Libia sarebbero presenti almeno 20.000 mercenari. Lo ha affermato il vice-rappresentante del segretario generale dell’Onu per gli affari politici, Stephanie Williams, al quotidiano saudita al-Sharq al-Awsat: «In Libia ci sono tra i 17.000 e i 20.000 mercenari». Williams ha aggiunto che la più grande sfida che il nuovo governo può affrontare è «la sete di potere e ricchezza di alcune persone».

In Libia sono presenti numerose formazioni di mercenari sia a fianco del generale Khalifa Haftar (russi, sudanesi, ciadiani) sia a sostegno del governo di Tripoli (in particolare mercenari siriani inviati dalla Turchia).

In settimana, ha destato scalpore un rapporto delle Nazioni Unite, di cui sarebbe venuto in possesso il New York Times, in cui accusa il fondatore della Blackwater, Erik Prince, di aver violato l’embargo internazionale sulle armi alla Libia. Questa accusa potrebbe, secondo il Nyt, esporre la società, che fornisce servizi di sicurezza, a rischio di sanzioni Onu. La notizia ha avuto un’ampia eco sulla stampa libica e internazionale che l’hanno rilanciata sui propri siti.

Secondo il rapporto del gruppo di esperti delle Nazioni Unite, consegnato dagli investigatori Onu al Consiglio di sicurezza, Prince avrebbe voluto dispiegare un contingente di mercenari stranieri, armati di aerei d’attacco, armi pesanti e strumenti per la guerra cibernetica, nella Libia orientale a sostegno dell’uomo forte della Cirenaica, Khalifa Haftar. Il piano sarebbe però fallito per l’impossibilità di acquistare gli elicotteri necessari in Giordania e in Sudafrica.

«Erik Prince non ha avuto assolutamente nulla a che fare con alcuna operazione in Libia nel 2019, o in qualsiasi altro momento», ha però detto in una e-mail un portavoce di Prince.

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