La carica dei ratti antimine

di Diego Fiore
Ratti 4
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Godono di una pessima reputazione. Eppure sono affabili e fidati amici dell’uomo. Grazie a un fiuto infallibile e alle straordinarie capacità di apprendimento. Sono i ratti africani, che salvano il mondo dall’incubo mine

Che i ratti abbiano un olfatto straordinario è cosa risaputa. Ma chi sospettava che avessero un fiuto esplosivo? Il primo a intuirlo è stato nel 2006 il belga Bart Weetjens. All’epoca era un giovane studente di agraria che collaborava con l’Università Sokoine di Morogoro, in Tanzania. Per molti mesi Bart ha portato avanti una serie di esperimenti e specifici programmi di addestramento in campi minati con una specie di grossi roditori, i ratti gambiani. E i risultati delle sue prove sono stati stupefacenti: gli animali hanno imparato a individuare gli ordigni nascosti sottoterra.

Tutto è nato per caso

A quel punto, Bart ha fondato una organizzazione non profit, Apopo, con l’obiettivo di promuovere l’uso dei ratti nella bonifica dei terreni minati. In ventidue anni di attività i suoi animali sono intervenuti in regioni devastate dalla guerra, dalla Cambogia al Mozambico, dalla Colombia al Vietnam. Oggi sono impegnati a lavorare negli ultimi campi minati in Zimbabwe e soprattutto Angola dove si calcola siano ancora migliaia gli ordigni interrati durante la guerra civile. «Se si supera qualche pregiudizio più che altro di natura occidentale, questo animale è quasi l’equivalente del suo principale nemico, il gatto, in termini di affettuosità», assicura l’olandese. «Insomma, è una bestiola non invadente, facile e poco costosa da nutrire. Non solo, ha anche affinità con il criceto domestico grazie alle tasche guanciali che gli permettono di immagazzinare il cibo».

Nessun rischio

Osservando il suo ratto, Bart capisce che ha potenzialità enormi: anzitutto per il fiuto infallibile e le straordinarie capacità di apprendimento. Decide così di metterli alla prova nella ricerca degli ordigni nascosti che uccidono e mutilano migliaia di persone ogni anno in varie parti del mondo. «Servono mesi per insegnare ai ratti ad annusare le mine antiuomo, e non tutti gli esemplari si dimostrano propensi all’attività – chiarisce l’interessato –. Tuttavia, al termine del periodo di training i risultati sono sorprendenti».

Questi animali riescono a perlustrare circa 100 metri quadrati in mezz’ora, senza correre alcun pericolo, per la tranquillità degli animalisti: sono troppo leggeri per far detonare le mine. Un lavoro svolto in termini incomparabilmente più veloci di quanto possa fare un uomo addestrato e dotato di metal detector, che oltretutto può individuare solo le mine con gli involucri metallici. Il ratto invece non si fa ingannare: il suo fiuto mira dritto all’esplosivo, anche se il contenitore è di plastica. Nulla lo svia. La scoperta del piccolo ordigno è ricompensata, come si usa fare con ogni tipo di animale addestrato, con un bel bocconcino appetitoso di noccioline e banane. «In Mozambico i ratti hanno contribuito a disinnescare più di 13 mila ordigni», racconta Caterina Saccardo, vicentina, che dal 2016 lavora a Morogoro, in Tanzania, dove ha sede Apopo. «Ho visto coi miei occhi cosa significa comunicare agli abitanti di un villaggio dell’Angola che possono smettere di fare giocare i bambini nel pollaio, unico posto sicuro prima della bonifica, e mandarli a correre nei campi dove le mine non ci sono più, grazie ai nostri piccoli eroi».

(testo di Mario Ghirardi – foto di Eugénie Baccot / Parallelozero)

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