I cento pozzi di Salaga, di Ayesha Harruna Attah

di Matteo Merletto
Cento pozzi di Salaga
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Una donna che scrive di due donne. L’autrice è del Ghana e, ispirandosi alla vicenda reale di una sua trisavola che fu ridotta in cattività, mette in scena Aminah, alter ego dell’antenata, e Wurche, una principessa che si troverà ad avere Aminah al proprio servizio. Perché la schiavitù di cui si parla è, in prima battuta, quella intra-africana, anche se collegata alla tratta fomentata dagli europei (l’epoca dell’azione è fine Ottocento, quando la schiavitù era stata ufficialmente abolita dalle potenze coloniali, ma la tratta non si era ancora del tutto arrestata).

La Salaga del titolo è oggi una cittadina del Nord del Ghana, che fu chiamata “la Timbuctu del sud” per l’importanza che ebbe come crocevia di commerci e di genti: «Salaga era come le zuppe che cucinava sua nonna, piene di carne e pesce d’ogni tipo. I mossi, gli yoruba, gli hausa, i dioula, i dagomba laggiù erano di casa». I “cento pozzi” sono – scopriamo a pag. 284 – quelli «costruiti per lavare gli schiavi dopo giorni e giorni di viaggio».

Un romanzo evidentemente frutto di accurata investigazione (l’autrice afferma di avervi dedicato sei anni tra ricerche e scrittura) e, tra l’altro, in un’ambientazione (appunto quello della schiavitù tra africani) poco frequentata dalla narrativa; dove però le informazioni di carattere storico si fondono con naturalezza nell’intreccio narrativo, che calamita sempre l’attenzione del lettore.

Ed è una storia dal taglio chiaramente femminista – tali appaiono tanto Aminah («essere la ventunesima moglie non era poi tanto desiderabile») come Wurche («… un futuro che si mostrava ogni giorno più sgradevole poiché tutti la spingevano a sposarsi. […] Quello che desiderava davvero era essere a capo del suo popolo, i gonja») – anche quando i casi della vita sembrano portarle su strade impensate. Ma sempre dimostrando una grande forza d’animo e apertura al futuro.

Al lettore di scoprire, a mano a mano che si familiarizza con i numerosi nomi dei personaggi – e ad alcuni di loro comincerà ad affezionarsi ben presto –, gli usi e i costumi, i conflitti e le amicizie, la complessa realtà sociale e, sullo sfondo, politica, di una regione variamente articolata, dalla “lontana” Costa d’Oro al regno del Dagbon, dai temibili Ashanti agli ambigui bianchi con le loro tribù inglese e tedesca. «Le guerre intestine tra la nostra gente, questa lotta tra noi e gli europei […] Tutto ruota intorno al potere […] È da tempo che vado predicando l’unità del nostro popolo, ma devo ancora provare a lavorarci assieme ad altri. Sono pronta a cominciare a parlarne con le donne di Salaga».

Marcos y Marcos, 2019, pp. 304, € 18,00

(Pier Maria Mazzola)

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