Giornata dell’Africa, il senso di una festa ancora viva

di claudia

di Michele Vollaro

Si celebra oggi la Giornata dell’Africa, commemorazione che si propone di celebrare il percorso compiuto dal continente e rivalutare costantemente le conquiste degli ideali di liberazione che i Paesi africani hanno realizzato. Ma cosa si ricorda precisamente in questo giorno e quale traiettoria intende indicare in un momento, come quello odierno, caratterizzato da una profonda divisione geopolitica a livello internazionale?

Sono trascorsi cinquantanove anni da quando, il 25 maggio 1963, fu istituita ad Addis Abeba l’Organizzazione dell’unità africana (Oua) il cui fine era quello di promuovere l’unità e la solidarietà tra gli Stati del continente, consolidare la cooperazione e salvaguardarne l’integrità territoriale. Una giornata per “segnare ogni anno il progresso del movimento di liberazione e simboleggiare la determinazione del popolo africano a liberarsi dalla dominazione e dallo sfruttamento straniero”, secondo il documento istitutivo firmato dai fondatori dell’Oua. Da allora, la giornata del 25 maggio è stata perciò dedicata alla celebrazione della liberazione degli Stati dell’Africa dal colonialismo. Erano infatti gli anni delle indipendenze e l’ideale del panafricanismo animava le agende politiche dei principali leader del continente, da Kwame Nkrumah che nel 1957 portò all’unificazione del Ghana in un unico territorio governato sotto forma di una repubblica a Julius Nyerere che nel 1964 contribuì alla fondazione della moderna Tanzania, entrambi profondamente influenzati dalla visione politica di Marcus Garvey, sindacalista e intellettuale giamaicano che aveva in mente un grande e originale disegno, quello di riportare in Africa i discendenti degli schiavi afroamericani, convinto che nelle Americhe non avrebbero mai potuto riconquistare la libertà in quella terra di esilio forzato. Era una giornata, quindi, dedicata esplicitamente alla solidarietà tra i popoli oppressi in funzione anti-imperialista. 

Con il passare del tempo, e l’evoluzione politica degli Stati del continente, nel 2001 l’Oua si è trasformata nell’odierna Unione Africana (UA) e con essa cambia anche il nome della ricorrenza, perdendo il termine ‘liberazione’ e diventando la Giornata dell’Africa come viene celebrata oggi. Erano gli anni in cui, con la fine del confronto diretto tra blocchi contrapposti, emergeva l’illusione del trionfo della globalizzazione quale paradigma mondiale che avrebbe garantito la nascita di un mondo nuovo in cui prosperità e libertà si sarebbero diffusi dappertutto a seguito della progressiva liberalizzazione dei mercati economici. Non è stato purtroppo così e sono bastati pochi anni per dimostrarlo: l’esempio più evidente sono sicuramente le rivolte per il pane scoppiate in numerosi Paesi africani all’indomani della crisi finanziaria del 2008 che, in particolare in Nord Africa, hanno portato nel 2011 alle cosiddette ‘Primavere arabe’ e al cambio di regime in Egitto e Tunisia. 

Leader delle indipendenze in una foto d’epoca

E’ difficile, se non quasi sempre impossibile, riconoscere un corso lineare alla storia ma la cronaca degli ultimi anni ha visto susseguirsi episodi e cambiamenti che in qualche modo lasciano intendere una netta cesura rispetto alle aspettative di un progresso costante e continuo in materia non solo di sviluppo economico ma anche della diffusione dei diritti sociali, umani e politici. In primo luogo, si vogliono ricordare qui gli effetti sempre più marcati dei cambiamenti climatici e la difficoltà di mettere in piedi risposte capaci di offrire interventi per mitigarne le conseguenze negative in Africa, che è il continente più colpito pur avendo contribuito meno all’alterazione dell’ambiente. La diffusione della pandemia di Covid-19 che, seppure non ha avuto quell’effetto devastante sui sistemi sanitari dei Paesi africani che numerosi esperti inizialmente temevano, ha poi gravemente pregiudicato i piani di sviluppo che diversi governi avevano programmato, prima bloccando di fatto interi sistemi economici basati sul settore informale a seguito dell’introduzione di misure sanitarie di isolamento e quarantena per impedire la circolazione del virus e poi interrompendo catene di approvvigionamento di beni e servizi che hanno avuto come risvolto un aumento dei prezzi sui mercati internazionali. 

Tutti questi elementi, uniti alle ben note fragilità delle istituzioni politiche e statuali di numerose nazioni del continente africano, hanno contribuito a fomentare il malcontento popolare e avuto un ruolo di primo piano nei rivolgimenti politici avvenuti negli ultimi 12 mesi. Dal doppio colpo di Stato in Mali, dove un gruppo di ufficiali ha prima rovesciato un governo ritenuto incapace di far fronte al crescere della violenza jihadista e al caos economico dilagante e poi rimosso le autorità di transizione che la stessa giunta militare aveva insediato perché non soddisfacevano le esigenze dei golpisti, ai putsch in Guinea, Sudan e Burkina Faso. I colpi di Stato non sono una novità in Africa. Il continente è statisticamente quello che ne ha subito il maggior numero al mondo, e il Sudan è il Paese africano che ne ha avuti di più in assoluto (ben 17 da quando Khartoum ha ottenuto l’indipendenza nel 1952, di cui cinque portati a termine). Ma è anche vero che sebbene l’Africa sia stata attraversata da innumerevoli golpe, negli ultimi venti anni il loro numero era calato drasticamente venendo così considerati “un fenomeno del passato” dopo l’ondata di democrazia e la reintroduzione del multipartitismo che aveva caratterizzato il decennio degli anni Novanta e Duemila.

Quando la Giornata dell’Africa fu istituita, l’ambizione era soprattutto riuscire a contrassegnare “il progresso del movimento di liberazione e per simboleggiare la determinazione del popolo africano a liberarsi dalla dominazione straniera e dallo sfruttamento”, evitando che il continente si trasformasse in un terreno di confronto tra le maggiori potenze internazionali. Oggi, tanto più dopo l’invasione russa dell’Ucraina e le divisioni tra i Paesi che sostengono l’uno o l’altro schieramento, l’ideale di unità e liberazione simboleggiato dall’Africa Day assume pertanto ancora maggiore rilievo, soprattutto in una funzione educativa delle nuove generazioni. Ed è quindi significativo che per questo 2022 l’Unione Africana abbia scelto come tema per celebrare la giornata odierna la necessità di rafforzare i sistemi agro-alimentari, sanitari e di protezione sociale per garantire la sicurezza alimentare e un reale sviluppo del capitale umano e sociale del continente, mentre le Nazioni Unite abbiano individuato i giovani dell’Africa e delle diaspore come protagonisti della celebrazione, a ricordare che il futuro dell’Africa risiede nelle loro mani, sempre che siano loro garantite le opportunità necessarie a disporre di un futuro.

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