Gabon – Cpi non aprirà un’inchiesta sulle violenze post-elettorali del 2016

di Marco Simoncelli

Il governo di Libreville ieri si è detto soddisfatto per la decisione della Corte penale Internazionale (Cpi) di non aprire un’inchiesta su ciò che accadde durante le proteste post-elettorali del 2016.

“Le autorità gabonesi si compiacciono di questa decisione giusta e coraggiosa della Cpi che conferma la versione dei fatti data dal governo”, ha affermato in un comunicato il portavoce dell’esecuitvo Guy-Bertrand Mapangou.

Nel 2016 le elezioni presidenziali in Gabon sono state segnate da gravi violenze dopo l’annuncio della vittoria del presidente uscente Ali Bongo Ondimba, al potere del 2009. Un risultato che venne contestato dal suo principale avversario Jean Ping e il cui svolgimento imparziale venne messo in dubbio anche dagli osservatori internazionali.

Le proteste dei supporter dell’opposizione vennero represse nel sangue dalle forze dell’ordine gabonese e provocarono diverse vittime e centinaia di feriti. In quei giorni i manifestanti si diressero verso la sede del Parlamento nella capitale e appiccarono il fuoco all’edificio e alle auto attorno all’area generando il caos.

Alla fine del settembre del 2016 era stato lo stesso governo di Libreville a interpellare la Cpi denunciando “fatti rilevanti di incitazione a commettere crimini di genocidio” da parte di alcuni oppositori.

Quasi in contemporanea anche gli schieramenti di opposizione e 15 Ong si rivolsero al Tribunale dell’Aja denunciando invece “crimini contro l’umanità” commessi dalle forze dell’ordine durante le proteste del 31 agosto di quell’anno, a cui seguì addirittura il bombardamento aereo del quartier generale di Ping e diversi atti di repressione che andarono avanti per tutto il mese di settembre.

Nel giugno del 2017n la Cpi aveva inviato una missione preliminare nel paese composta da tre esperti. Venerdì però ha annunciato che non esisterebbero che condizioni giuridiche per far partire delle indagini sui fatti e sulle accuse di ambo i fronti. Conclusioni che però “non possono nascondere la gravità degli atti di violenza e delle violazioni commesse durante quella crisi”.

Nel frattempo, come riporta Jeune Afrique, le autorità di Libreville hanno fatto appello alla popolazione per lo svolgimento di un voto “libero, pacifico e democratico” il prossimo ottobre in occasione delle elezioni legislative.

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