Emergenza ciclone “Idai” in Malawi e Mozambico

di Marco Simoncelli

Il ciclone tropicale denominato Idai che si sta avvicinando alle coste orientali dall’Africa australe ha già causato ingenti inondazioni e più di cento vittime tra Malawi e Mozambico.

Sono almeno 66 finora i morti accertati dal governo di Maputo, che ieri ha segnalato anche oltre 140mila persone in difficoltà a seguito delle piogge torrenziali che hanno iniziato a colpire il centro e il nord del Paese. Le autorità mozambicane hanno già lanciato un appello per ottenere fondi per gestire la crisi. «Abbiamo decretato un’allerta rossa a causa delle incessanti piogge e per l’avvicinarsi del ciclone tropicale Idai, che dovrebbe raggiungere il Paese tra giovedì e venerdì», ha detto la portavoce dell’esecutivo, Ana Comoana. Il Consiglio dei ministri ha tenuto una riunione d’emergenza ieri a Maputo per discutere della situazione. Stando alle informazioni attuali le alluvioni avrebbero già distrutto 5.756 case e creato disagi a 141.325 persone.

La situazione è altrettanto grave nel confinante Malawi, dove il bollettino ufficiale presentato ieri parla di almeno 56 vittime delle inondazioni che hanno colpito il sud del Paese. Ad annunciarlo è stato il portavoce del Dipartimento per la gestione dei disastri, Chipiliro Khamula, secondo cui ci sarebbero anche 577 feriti, mentre gli sfollati sarebbero quasi 83mila dall’inizio delle inondazioni, più di una settimana fa. Il presidente del Malawi, Arthur Peter Mutharika, ha dichiarato lo stato di disastro nel sud del Paese.

La situazione delle inondazioni nei prossimi giorni potrebbe peggiorare a causa del passaggio dell’occhio del ciclone Idai proprio sul Paese.

La Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc) ieri ha espresso il suo rammarico per le numerose vittime e i danni provocati dal ciclone aggiungendo che fornirà tutto il sostegno possibile ai due Stati membri colpiti.

Il vortice atmosferico colpirà dapprima il vicino Mozambico per poi virare verso il sud del Malawi e proseguire successivamente in Zimbabwe. Il rischio ulteriore in questi casi è che possano propagarsi patologie idriche come il colera, che l’anno scorso ha già mietuto numerose vittime in diversi focolai nella regione.

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