Jumia, prima startup africana quotata a Wall Street

di Marco Simoncelli

Jumia, celebre società nigeriana dell’e-commerce, potrebbe presto diventare la prima startup africana ad essere quotata alla Borsa di New York. L’azienda, che fa capo a Africa Internet Group (Aig) e che nel 2016 si era guadagnata il tag di “unicorno” della vendita online superando un valore di un miliardo di dollari, ha consegnato i documenti per un’offerta pubblica alla borsa di Wall Street.

È stato Sacha Poignonnec, Ceo dell’azienda, a confermarlo ieri aggiungendo che il prezzo delle azioni e la valutazione saranno determinati nelle prossime settimane.

L’azienda, fondata da due imprenditori francesi nel 2012, con sede a Lagos, opera in oltre 14 Paesi africani, tra cui Ghana, Kenya, Costa d’Avorio, Marocco ed Egitto e, oltre ai prodotti, riguardo ai quali l’azienda afferma di avere spedito 13 milioni di pacchi nel 2018, l’e-commerce offre anche servizi, come Jumia Food (take-away online), Jumia Flights (prenotazioni di viaggio), Jumia Deals (per gli annunci) e la piattaforma di pagamento JumiaPay. Ma i numeri da capogiro non finiscono qui. Jumia ha quattro milioni di consumatori iscritti al sito web, sei milioni di prodotti a disposizione e 10mila venditori attivi.

La società ha comunque avvertito che potrebbe non garantire il raggiungimento o il mantenimento della redditività in futuro a causa di perdite accumulate nel tempo. Le più grandi difficoltà che affronta sono legate alla mancanza di infrastrutture per le consegne e il fatto che molti consumatori africani non hanno conto in banca. Ma l’avvento del pagamento tramite mobile money sta sicuramente aiutando. Tra i fattori di incertezza messi in evidenza comunque c’è anche una rapina da 560mila dollari subita alla fine dell’anno scorso in un magazzino in Kenya.

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