Ciad: Idriss Deby Itno, luci e ombre di un presidente guerriero

di Valentina Milani
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Era un capo militare e da combattente ha trascorso le sue ultime ore di vita. E forse è proprio così che avrebbe voluto morire. Il maresciallo Idriss Deby Itno, l’uomo forte del Ciad dall’inizio degli anni ‘90, è deceduto dopo essere stato ferito nel nord del Ciad, dove si era recato personalmente per guidare la risposta militare contro l’incursione ribelle del Fronte per l’alleanza e la concordia in Ciad (Fact), entrato dalla Libia l’11 aprile scorso, il giorno stesso in cui svolgevano le elezioni presidenziali.

Il coraggio era sicuramente il pregio principale del leader ciadiano, nato nel 1952 a Berdoma da una famiglia di allevatori, in seno all’etnia zaghawa. Già leader ribelle, Deby lanciò dalle basi sudanesi l’incursione che portò, nel 1990, alla presa di N’Djamena e alla caduta dell’allora presidente Hissene Habré, di cui Deby era stato capo dello stato maggiore. Un destino che sembra essersi ripetuto, questa volta, con un finale senza scampo per il presidente.

Era un vero guerriero, un leader combattente, e ha anche avuto molte opportunità per fare del Ciad una nazione emergente. Purtroppo il nostro Paese è stato teatro di diverse ribellioni e tensioni,  non si è avverato lo sviluppo economico atteso, mentre lo spazio per i diritti umani è rimasto ridotto”, riassume a Rivista Africa/InfoAfrica dalla capitale ciadiana un esponente della società civile, Jacques Ngarassal, coordinatore di Tournons la page (Tlp).

Le opportunità a cui si riferisce il nostro interlocutore riguardano soprattutto la manna petrolifera, dopo che il Ciad è diventato Paese produttore ed esportatore nel 2003, grazie ai giacimenti di Doba, nel Sud del Paese. Aldilà delle fluttuazioni del prezzo del greggio e dei vantaggi concessi alle multinazionali, la scelta di Deby è stata quella di dedicare la maggior parte dei proventi petroliferi alla sicurezza e alle forze armate piuttosto che ai servizi di base per la popolazione.

Guardando agli ultimi trent’anni, lo schieramento di Deby, il Movimento patriottico per la salvezza, è solito ricordare che i primi dieci anni sono serviti a “stabilire e ancorare la democrazia, la pace e la sicurezza”, in un Paese allora dilaniato dal precedente conflitto contro la Libia e dalla dittatura di Habré.

Deby lo dichiarava apertamente: le sue priorità erano la stabilità, la sicurezza e la pace. Apprezzato dai leader della regione e dalle potenze occidentali per la sua fedeltà nella lotta al terrorismo, Deby era diventato l’alleato numero uno nella lotta al jihadismo nel Sahel, la piaga dilagata negli ultimi dieci anni. Soltanto un anno fa, Deby aveva guidato personalmente l’operazione “Ira di Bohoma”, nella regione del Lago Ciad, dopo un grave attacco contro i militari. Il bilancio presentato dal presidente fu quello di una grande vittoria con la ‘pulizia’ della zona dalle sacche infiltrate dei miliziani di Boko Haram.

Grazie a un esercito forte e dotato di ingenti mezzi militari, il leader ciadiano si è guadagnato rispetto, nonostante il suo regime sia stato regolarmente accusato di repressione delle libertà, di repressione dell’opposizione politica, di violazioni dei diritti umani e di crimini come la tortura e le esecuzioni arbitrarie. La Francia, che appoggiò il suo golpe del 1990 e da allora è già intervenuta più volte per salvarlo da minacciose insurrezioni, privilegiava il mantenimento di un leader stabile, sebbene contestabile, in una regione circondata da situazioni più instabili. Nel febbraio 2019, ribelli giunti dalla Libia per cercare di rovesciare il presidente furono fermati dai bombardamenti francesi su richiesta di N’Djamena. Nel febbraio 2008, un attacco ribelle raggiunse le porte del palazzo presidenziale prima di essere respinto grazie al sostegno francese.

Questa volta, la Francia non è intervenuta direttamente per bloccare i ribelli del Fact, anche perché sarebbe stato considerata un’ennesima ingerenza negli affari del Ciad. Si stavano alzando voci contro qualsiasi mossa militare di Parigi. Non è chiaro, adesso, se Parigi interverrà nel caso in cui il Fact riprenda l’avanzata verso la capitale alla conquista del potere, trasmesso immediatamente a uno dei figli di Deby, il generale a quattro stelle Mahamat Idriss Déby Itno, 37 anni, nominato guida di un consiglio militare.

Secondo le informazioni a disposizione, il Parlamento sarebbe stato sciolto, la Costituzione sospesa in attesa della promulgazione di una Carta di transizione, mentre il nuovo consiglio militare dovrebbe rimanere in vigore per i prossimi 18 mesi al termine dei quali saranno organizzate nuove elezioni.

La transizione dovrebbe avvenire attraverso consultazioni con le forze vive della nazione. Altrimenti stiamo assistendo a una confisca del potere con la forza, a un vero e proprio golpe”, ha osservato  il rappresentante in Ciad della piattaforma Tlp. Intanto, a N’Djamena, la popolazione attende con inquietudine gli sviluppi delle prossime ore e dei prossimi giorni.

(Céline Camoin)

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