Burkina Faso – Morti sospette nelle celle dell’antidroga, licenziamenti nella polizia

di Marco Simoncelli

Il presidente del Burkina Faso, Roch Kaboré, ha ordinato il licenziamento dei vertici di polizia dell’unità antidroga della capitale Ouagadougou dopo la morte di 11 detenuti avvenuta nella notte fra domenica e lunedì scorsi.

Come riportato da Agenzia Nova, le prime teste a saltare dopo il caso che ha suscitato viva preoccupazione e diversi dubbi nell’opinione pubblica che si chiede se le violazioni dei diritti umani non siano la norma nelle celle dell’anti-droga, sono state quelle del comandante dell’unità antidroga Richard Belem e della direttrice della polizia giudiziaria Nené Ami Ouedraogo. Il licenziamento ha inoltre colpito tutti gli agenti che erano in servizio in sede nella notte in cui i detenuti sono morti, e un’inchiesta è stata aperta per accertare le responsabilità dei fatti. Secondo il presidente Kaboré, se 11 persone in detenzione sono morte è perché “le regole non sono state rispettate”: dopo aver definito l’accaduto “inaccettabile”, il capo dello Stato ha precisato che “l’intera catena dei responsabili salterà”.

L’opposizione burkinabé ha commentato le misure prese da Kaboré come “utili” ma “insufficienti”. Sul caso si espresso anche uno dei più influenti sindacati delle forze dell’ordine, l’Unione nazionale di polizia (Unp). In una dichiarazione, Unp ha giudicato cattive le “condizioni di detenzione” e in particolare quelle relative all’igiene e alla ventilazione delle celle, denunciando inoltre dei “comportamenti devianti” da parte degli occupanti delle carceri.

Il procuratore Maiza Seremé ha riferito che un team di medici legali è stato convocato sul posto per determinare le ragioni delle morti. In passato diverse organizzazioni della società civile del Burkina Faso hanno denunciato le violenze delle forze di sicurezza. Secondo il segretariato permanente del comitato nazionale contro il narcotraffico, a giugno scorso le autorità di Ouagadougou hanno bruciato 35.300 tonnellate di droga, un quarto dei sequestri effettuati nel 2018.

C’è un sentimento di rabbia diffuso fra i parenti delle vittime, molte delle quali non hanno ancora potuto visionare i corpi dei loro cari e soprattutto non erano a conoscenza del fatto che erano detenuti. Ieri dopo essersi riuniti di fronte alla camera mortuaria, sono stati ricevuti dal governo, come riportato da RFI.  Potranno identificare i corpi e procedere alla sepoltura, ma hanno già fatto sapere che andranno fino in fondo per scoprire la verità sull’accaduto.

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