Angola, il nuovo volto dell’Unita e la crisi di Lourenço

di claudia

Si delinea in queste ore il futuro del maggiore partito d’opposizione d’Angola, l’Unita, pronto per una battaglia elettorale senza precedenti verso le elezioni di agosto 2022 contro l’Mpla, il partito che regna ininterrottamente sul governo della nazione sin dall’indipendenza del 1975. Il nuovo leader dell’Unita, Adalberto Costa Junior (che la stampa angolana abbrevia con le iniziali Acj), si posiziona come il grande rivale del candidato del Mpla, verosimilmente il presidente della Repubblica João Lourenço (Jlo) in cerca di un secondo mandato consecutivo. A detta di diverse fonti angolane non legate al partito al potere sentite dalla rivista Africa, “se le elezioni saranno trasparenti e libere”, l’Mpla questa volta rischia davvero la sconfitta. Quel “se”, però, è tutt’altro che garantito.

di Céline Camoin

È già iniziata una battaglia senza esclusione di colpi. Quello in corso da mercoledì a Luanda è il secondo congresso dell’Unita per l’elezione del proprio presidente, colui che potrà candidarsi alla massima carica dello Stato. Ad ottobre scorso, infatti, il Tribunale costituzionale ha annullato l’elezione di Acj al congresso del 2019 su denuncia di alcuni membri dello stesso partito d’opposizione che hanno contestato la doppia cittadinanza, portoghese e angolana, di Costa Junior. Per alcuni osservatori, la mossa interna sarebbe frutto di manipolazioni orchestrate dall’Mpla per indebolire il leader dell’opposizione in piena ascesa di popolarità. La nuova presidente del Tribunale, Laurinda Cardoso, prima della nomina ad agosto faceva parte dell’ufficio politico del Mpla ed era segretaria di Stato per l’amministrazione del territorio.

Adalberto Costa Junior (foto di apertura), ex rappresentante dell’Unita in Portogallo, in Italia e presso il Vaticano, già capogruppo parlamentare, succede al più pacato Isaias Samakuva, portando con sé un’immagine rinnovata e in un certo senso di rottura con il passato in questo partito tradizionalista sovranista, di orientamento liberale. “L’ex movimento di guerriglia Unione per l’indipendenza totale dell’Angola, secondo i suoi sostenitori, ha saputo trasformarsi in un vero movimento politico democratico, mentre l’Mpla non ha saputo lasciare il modello di stampo comunista totalitarista d’ispirazione sovietica”, ritiene Joaquim José Hangalo, frate cappuccino angolano a Roma, attento osservatore e commentatore delle vicende legate alla sua patria.

L’impressione piuttosto generalizzata in Angola è che si sia spento il vento di speranza e di cambiamento soffiato alla fine del 2017 con l’avvicendamento al potere tra José Eduardo dos Santos, rimasto in carica per 38 anni, e il suo ex ministro della Difesa, il generale Lourenço. La qualità della vita della popolazione, soprattutto tra le fasce più deboli, ha fatto passi indietro. Complice la pandemia di coronavirus, accusata da Jlo di essere responsabile di molti mali che ora affliggono il Paese, si registra un aumento della povertà, una disoccupazione in aumento, un sistema educativo con molte lacune incapace di formare giovani da inserire nel sistema lavorativo. Chi ha una buona situazione e non è legato al Mpla preferisce lasciare il Paese perché ha perso la speranza per il futuro. La diversificazione dell’economia sembra non aver ancora portato i risultati auspicati e l’esplosione demografica non è stata accompagnata da un adeguato sviluppo delle infrastrutture e dei servizi. Nel sud del Paese, la siccità ha raggiunto livelli tali da determinare una vera e propria carestia. Il governo, tuttavia, non ha ancora dichiarato lo stato di calamità naturale, richiesto dalle organizzazioni della società civile e dai vescovi. Il commercio illegale di diamanti, secondo la pubblicazione Africa Monitor, ha ripreso, con l’ausilio di commercianti eritrei e finanziatori arabi o israeliani.

Quanto alla lotta alla corruzione, cavallo di battaglia di Lourenço, si sarebbe limitata a una lotta selettiva e il fenomeno rimarrebbe ben radicato nelle fila del partito. Solo pochi giorni fa Filomeno Vieira Lopes, presidente del Blocco Democratico – uno dei due partiti che si sono alleati all’Unita per formare una coalizione d’opposizione – ha criticato il presidente per il ricorso a contratti diretti (senza gare d’appalto) per grandi progetti. Analisti dell’Africa Monitor citano l’ampio ricorso a nomine di persone di fiducia o famigliari a incarichi di alto livello, come ai tempi di Dos Santos.

Timori di brogli alle prossime elezioni generali sono alimentati da una nuova legge che prevede il trasporto a Luanda di tutte le schede elettorali prima dello spoglio, e non più l’affissione progressiva nei singoli seggi.

Cala la popolarità del presidente Lourenço anche tra gli stessi militanti del suo Movimento popolare di liberazione d’Angola, che gli rimproverano una gestione troppo accentrata in un pugno di stretti fedeli e la mancanza di fiducia nei suoi collaboratori, così come l’assenza di accompagnamento per l’attuazione delle politiche governative.

Dopo il congresso dell’Unita, che si concluderà il 4 dicembre, dal 9 all’11 dicembre toccherà proprio al Mpla che non è immune da lotte intestine. L’avversario di Jlo per l’elezione alla presidenza del partito, Antonio Venancio, ha presentato ieri un ricorso al Tribunale costituzionale denunciando numerose irregolarità nel processo di organizzazione dell’appuntamento. Venancio ha visto la propria candidatura respinta per mancato rispetto del termine, mentre quella di Lourenço, accettata, rimane l’unica.

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