Al-Shabaab non è morto. Anzi

di Enrico Casale
Non solo delle province interne che da anni sono sotto la rigido e bigotta amministrazione dei fondamentalisti.

Ancora loro. Sempre loro. Nonostante tutto. Gli al-Shabaab non sono stati sconfitti. La milizia jihadista è stata colpita duramente dagli attacchi da parte delle forze multinazionali, in parte è stata decapitata, ma è ancora attiva. Molto attiva. A dimostrarlo, l’attacco a un ristorante di Mogadiscio (Somalia) che ieri ha fatto 16 morti e almeno 17 feriti. Il ristorante si trova sull’affollata Maka Al-Mukarama Road e testimoni hanno riferito che l’esplosione ha distrutto «diverse auto e tre-ruote», scrive il sito di Shabelle.

Un attentato, quest’ultimo, che dimostra come la formazione, legata ad al-Qaeda, abbia ancora il controllo del territorio. Si stima che i terroristi somali siano migliaia e taglieggino la popolazione per finanziarsi. La loro presa è forte sulle province interne, ma anche a Mogadiscio, dove si muovono liberamente, senza ostacoli apparenti. Conoscono le vie, i quartieri. Sanno come e quando possono colpire. Questo è l’ultimo di uno stillicidio di attentati che nel solo marzo hanno ucciso decine di persone.

La loro strategia prevede attacchi suicidi a posti di blocco, hotel ed edifici governativi: solo sabato scorso, con un assalto che ha causato almeno 11 morti tra cui un viceministro e una ventina di feriti, un kamikaze in autobomba e quattro terroristi poi uccisi avevano attaccato il ministero del Lavoro. Nella stessa zona della Maka al-Mukaram Road, un anno fa, c’era stata l’autobomba contro l’hotel Wehliye, che aveva causato almeno 20 vittime. Nell’ottobre 2017, a Mogadiscio, gli al-Shabaab organizzarono la peggiore strage terroristica mai perpetrata in Somalia e una delle più sanguinose al mondo, con un bilancio di 512 morti e 316 feriti.

Attaccano anche il confinante Kenya. Il loro scopo è inoltre quello di cacciare le truppe straniere che li combattono nell’ambito di una missione da 20mila uomini dell’Unione Africana in cui Nairobi ha un ruolo rilevante. Gli Usa hanno 500 militari in piccole basi sul terreno. Le incursioni volute dal presidente americano Donald Trump, solo tra gennaio e febbraio, sono state 24 e hanno portato all’uccisione di 225 persone, quasi il totale dell’intero 2018.

Il governo centrale si è rivelato ancora una volta debole e diviso. Nonostante gli accordi regionali con gli Stati confinanti e l’appoggio internazionale, non riesce a venire a capo delle tensioni interne. Al-Shabaab è la minaccia più grande, ma all’orizzonte si profila la nuova minaccia dell’Isis. Esponenti di al-Qaeda hanno infatti lasciato al-Shabaab per dar vita a cellule dello Stato islamico. Sono piccoli nuclei, operativi soprattutto al Nord. Ma potrebbero aggiungere tensione a tensione.

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