Africa, un sogno si fa mostra

di Stefania Ragusa
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Questa è la storia di come due volontari di un’associazione di Reggio Emilia sono riusciti a portare nel loro quartiere, nella prima periferia della città, una mostra mai vista in Italia e la storia di un fotografo che si è calato nella loro realtà pur vivendo dall’altra parte del mondo, capendola, decidendo di donare alla città, all’Italia, qualcosa di unico. È anche la storia di due associazioni della città, Casa d’altri e Ics – Innovazione Cultura Società, collocate in punti tra loro opposti della città, ma vicine per ideali e volontà di scambio reciproco.


Binario 49 nasce dall’obiettivo del Comune di Reggio Emilia di riqualificare il quartiere che è immediatamente alle spalle della stazione ferroviaria. L’associazione Casa d’Altri si aggiudica il bando, e nell’ambito delle attività culturali, di una cultura per tutti, ci specifica Claudio Melioli, pensa di proporre, tra concerti, dibattiti, presentazioni di libri e altre attività, una mostra importante, non solo per il valore artistico ma soprattutto per il messaggio che dovrebbe trasmettere.
E l’idea va subito a Sebastião Salgado, fotografo chinato sull’umanità. Fotografo che ricerca e ama l’umanità come un valore assoluto: le condizioni, le contaminazioni, le relazioni, le migrazioni, dolorose, di cui è protagonista. E le narra in uno stile diretto e asciutto, con una poetica del bianco e nero che traduce lo sguardo in emozione.

Claudio, che ha vissuto per alcuni anni in Brasile, si mette alla ricerca di contatti per arrivare a Salgado. E mentre Claudio cerca i contatti, è Salgado che lo trova. Una domenica mattina squilla il cellulare e Sebastião dice: «So che mi state cercando: perché?»,  e dal primo contatto nasce una collaborazione di lavoro, che porta alla costruzione di questo percorso espositivo, il cui scopo principale è di avere un’anteprima di quello che c’è dietro alle migrazioni, delle condizioni iniziali che le hanno prodotte.
Tra Salgado e l’associazione Casa d’altri si sviluppa una forte sintonia, e il fotografo dà gratuitamente la mostra ”Africa”, mai presentata in Italia, vincitrice del premio del pubblico M2-El Mundo per la migliore mostra nell’ambito di PhotoEspaña 2007.
La gratuità di Salgado, unita alla gratuità del lavoro dei membri di Casa d’altri, permette di offrire la mostra alla città e ai visitatori.
E qui nasce ancora l’altra sinergia, con l’associazione Ics – Innovazione Cultura Società, che cura la programmazione dello Spazio Marco Gerra, spazio espositivo situato appunto nel centro di Reggio Emilia. Quindi si crea tra le due sedi quella linea di sutura tra il centro e la prima periferia.

Africa è un omaggio alla storia, ai popoli e ai fenomeni naturali del continente africano, ma anche una denuncia; 100 foto scattate tra il 1974 e il 2006 tra Mozambico, Malawi, Angola, Zimbabwe, Sudafrica, Ruanda, Uganda, Congo, Zaire, Namibia, Repubblica democratica del Congo, Burundi, Tanzania, Zaire, Kenya, Mali, Sudan, Somalia, Ciad, Mauritania, Senegal, Etiopia.
È un omaggio all’Africa, alle sue bellezze, ai suoi popoli, ma soprattutto un leggere quegli avvenimenti che 20 anni dopo hanno portato alla migrazione odierna delle popolazioni locali.
Immagini che hanno tanta forza, che lanciano messaggi molto forti, anche con un forte rigore compositivo, quasi un’iconografia religiosa, che trasformano i visitatori della mostra, come ci dice Stefania Carretti di Spazio Gerra.
La mostra apre gli occhi alla città sulla realtà dell’Africa, una realtà che seppur ben conosciuta dalla città di Reggio Emilia, che già negli anni Settanta è stata in prima linea nei contatti e nell’aiuto a Mozambico e Sudafrica, ritrova forza propulsiva in questa iniziativa. Infatti Davide, visitatore reggiano della mostra, ci dice: «La gente non si rende conto minimamente di quello che sta accadendo in Africa: di là le persone sono spinte verso i nostri lidi dalla necessità di sopravvivere, cercare un futuro che è loro negato nei Paesi di origine».

Fino ad oggi la mostra è stata visitata da circa 15.000 persone, un risultato assolutamente non preventivato per una mostra organizzata da associazioni, ma ancora  più importante è che molti, attratti dal passaparola, vengono non solo per vedere le foto ma per conoscere il progetto, e scoprono che possono “migrare” tra la periferia e il centro, ricucendo la città.
E tra queste persone, anche migranti, richiedenti asilo e residenti del quartiere. Alcuni ragazzi, orgogliosi di quello che avveniva a casa loro, hanno chiesto alle loro scuole di organizzare la visita guidata alla mostra.
E il commento di Silva, Paola e Alfreda sintetizza in pieno il significato della mostra: «Mostra bellissima, toccante, si fa fatica, seppur le conosciamo, vederle così ti tocca, si sta male male male. Non è giusto, non è giusto!».

Dante Farricella

La mostra è ancora visitabile fino al 31 marzo

Per chi volesse saperne di più sul lavoro di Salgado può vedere questa sua conversazione
https://www.ted.com/talks/sebastiao_salgado_the_silent_drama_of_photography?language=it

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