Africa e Trump | Chi lo ama, chi no

di Pier Maria Mazzola
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L’ultimo Forum economico di Davos, sul tema “Disuguaglianza e sostenibilità”, ha avuto alcune onde lunghe fino in Africa anche dopo la sua conclusione otto giorni fa. Si è già abbastanza parlato della foto di quattro delle giovanissime esponenti di Fridays for Future presenti nella cittadina svizzera – solo che non erano tre le ragazze assieme a Greta Thunberg: ce n’era una quinta, la ventitreenne ugandese Vanessa Nakate, che il fotografo dell’Associated Press ha pensato bene di tagliare via dalla sua inquadratura nel trasmetterla in sede perché la giovane era mal posizionata (dietro di lei incombeva una casa, a differenza delle altre). Vanessa non ha subìto in silenzio e l’agenzia americana ha dovuto ripristinare l’immagine originaria.

C’è un altro episodio, di genere diverso, che ha ancor più indispettito molti africani. A Davos c’era anche un magnate dell’industria mineraria sudafricana, Patrice Motsepe (foto), considerato vicino al presidente Cyril Ramaphosa. Si tratta del primo miliardario africano presente, dall’anno 2008, nella lista dei Paperoni del mondo stilata dalla rivista Forbes. Durante la cena, Motsepe, seduto a breve distanza da Trump, si è prodotto in questa dichiarazione: «L’Africa ama l’America. L’Africa ti ama… Vogliamo che l’America faccia bene. Vogliamo che tu faccia bene».

La sua intenzione, ha spiegato poi, era di ammorbidire la percezione di un’Africa «antiamericana» nei potenziali investitori statunitensi, per convincerli così a venire nel continente a creare lavoro.

La frase del tycoon della African Rainbow Minerals ha scatenato le ire di molti, a partire dagli Economic Freedom Fighters, il radicale partito sudafricano guidato da Julius Malema, che ha reagito dicendo che «l’affermazione di Motsepe è un insulto agli africani-americani, i quali sono direttamente colpiti dal razzismo di Trump».

Il miliardario sudafricano – che alla cena di Davos aveva anche detto che era per lui un onore incontrare un collega di lista delle 100 «Greatest Living Business Minds» (sempre secondo Forbes, 2017) – non ha potuto che scusarsi davanti alla reazione di tanti. «Non ho il diritto di parlare a nome di nessuno tranne che di me stesso», ha riconosciuto in seguito.

Al di là delle polemiche, rimane il dato che, secondo un sondaggio di opinione fatto dal Pew Research Center di Washington (autorevole istituto non profit specializzato in sondaggi e ricerche statistiche), Trump riscuote una fiducia alquanto scarsa in molti Paesi del mondo; in tre dei quattro Paesi africani considerati dall’indagine, però, il presidente statunitense avrebbe una buona accettazione: 58% in Nigeria e 65% in Kenya (in Italia siamo al 32%, per avere un termine di paragone, e in Israele al 71%), meno in Sudafrica: 42% (il quarto Paese è la Tunisia, con il 12%).

Foto: la copertina della clip video dell’intervento di Motsepe elaborata da “2nacheki” sul suo canale YouTube (dove è presente anche la protesta, tra le lacrime, di Vanessa Nakate)

 

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