18/12/13 – Egitto – Morsi “cospirò con Hamas”, anche accuse terrorismo

di AFRICA

 

Spionaggio e cospirazione a favore di Hamas e di altri gruppi jihadisti con l’obiettivo di compiere atti di terrorismo. Nuovo colpo di scena nelle vicende giudiziarie dell’ex presidente egiziano Mohamed Morsi, destituito con un colpo di stato militare il 3 luglio scorso, e già alla sbarra per istigazione alla violenza insieme ad altri dodici co-imputati. Secondo il procuratore generale Hesham Barakat, Morsi è stato rinviato a giudizio con l’accusa di “cospirazione con organizzazioni straniere, tra cui il gruppo radicale palestinese Hamas e il libanese Hezbollah, finalizzata al compimento di atti di terrorismo”, Stessi addebiti per altri 35 dirigenti dei Fratelli Musulmani, fra i quali Mohammed Badie guida suprema della Confraternita.

Inoltre tutti gli accusati dovranno difendersi anche dall’accusa di aver divulgato a un Paese straniero – non meglio precisato – segreti sensibili sulla difesa egiziana. La procura del Cairo ha inoltre accusato il gruppo di sostenere l’instabilità e il terrorismo nella penisola del Sinai. In caso di condanna è prevista la pena capitale, scrive la Bbc online che riferisce anche della preoccupazione di alcune organizzazioni in difesa dei diritti umani secondo le quali sarà difficile che lo stesso Morsi possa avere un giusto processo.

Immediate le reazioni da parte dei sostenitori del deposto capo di Stato che hanno definito le accuse di carattere “politico”.

Di tutt’altro avviso esponenti della giunta militare filo-governativa.

Intanto i ribelli di Tamarod, il movimento protagonista delle proteste che hanno spianato la strada alla destituzione di Morsi, hanno fatto appello al generale Abdel Fattah al-Sisi perché non si candidi alle prossime presidenziali. E nell’audizione alle commissioni riunite esteri-difesa della Camera e del Senato il ministro degli Esteri Emma Bonino ha affermato che “l’Egitto è in una situazione macroeconomica completamente dipendente da Arabia Saudita e Kuwait” e c’è “da augurarsi che questa fase di transizione finisca e se ne apra una di prospettiva”. “Nessuna riforma di stampo economico è stata avviata dal governo di transizione, né è stato firmato l’accordo con l’Fmi, quindi è ‘dipendente’ da prestiti che vengono da una particolare parte della famiglia sunnita”, ha spiegato il ministro, sottolineando che al Paese servono “riforme strutturali”. A chiedere invece che la transizione in corso nel Paese preveda “la massima inclusività possibile delle varie articolazioni della società egiziana nel processo politico”, è stato l’ambasciatore italiano al Cairo, Maurizio Massari, che ha definito il referendum sulla Costituzione del 14 e 15 gennaio prossimi “un momento molto importante della road map“. (ANSAmed)

 

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