Una voce dal Burkina: «La gente ha paura. Si media tra le parti»

di Enrico Casale
militare golpista

manifestanti in burkina«Ouagadougou è spettrale. Non ci sono persone per le strade. I tradizionali mercatini informali sono spariti. Le banche sono chiuse. Le persone che per necessità devono uscire, camminano veloci e tornano subito a casa. Per chi conosce la capitale è uno choc. Una città di due milioni di abitanti è come svuotata. Si temono le violenze e le razzie». Sono le impressioni di un testimone arrivato in Burkina Faso con uno degli ultimi voli provenienti dall’Europa e ora impossibilitato a ripartire. Ne manterremo l’anonimato per proteggerlo da una situazione ancora fluida e non priva di pericoli. Le sue parole sono però importanti per comprendere il contesto in cui si sta svolgendo il golpe dei militari.

«Le strade – continua – sono piene di posti di blocco. Molti sono stati organizzati dalla Guardia presidenziale (il corpo scelto che ha organizzato il golpe, ndr) per evitare che la gente affluisca dalla periferia o da altre città per manifestare contro i golpisti. Alcuni posti di blocco sono stati allestiti dall’esercito che invece è a fianco del popolo». In questi giorni sono arrivate notizie che parlano di numerosi morti e feriti. «Sì, ci sono stati morti e feriti. Alcuni sono morti nel tentativo di forzare i posti di blocco. Altri, a causa delle pallottole vaganti. I militari sparano in aria per avvertire dei posti di blocco. Ma i proiettili vaganti sono pericolosissimi. Anche adesso (ieri notte, ndr) si sentono i colpi».

La nostra fonte parla attraverso Skype, il che significa che le comunicazioni via Internet non sono state bloccate. Mentre le radio e le televisioni hanno interrotto le trasmissioni. «Qui c’è un black out informativo. Nessuna trasmissione radio né tv. Le uniche informazioni che riusciamo ad avere sono quelle che arrivano tramite il web. Molte notizie le abbiamo anche dal passaparola che sembra ancora funzionare».

La situazione sul campo è tesa. La Guardia presidenziale che ha preso il potere è un reparto d’élite, ben addestrato e bene armato. A differenza dell’esercito che è sempre stato vicino alla popolazione, ma ha armi antiquate e una formazione approssimativa. «La Guardia presidenziale – spiega la nostra fonte – è composta solo da un migliaio di soldati. Ma l’ex Presidente Blaise Compaoré ne aveva fatto un corpo speciale nel quale aveva arruolato anche molti mercenari. Sono militari molto motivati. Se dovessero essere attaccati venderebbero cara la pelle. L’obiettivo è non arrivare a uno scontro tra esercito e Guardia presidenziale perché avrebbe esiti terribili. Certamente dietro la loro presa di potere c’è Blaise Compaoré. Costretto alla fuga nel 2014, il suo clan qui in Burkina Faso è ancora molto forte».

In questi giorni è iniziata una mediazione guidata dai Paesi dell’Economic Community of West African States (Ecowas) alla quale partecipano anche i capi tradizionali. «Ai colloqui è presente anche la Chiesa – conclude la nostra fonte -. La gerarchia cattolica ha messo in campo tutto il prestigio di cui gode nel Paese per riuscire a riportare la stabilità. Alla mediazione partecipa anche Paul Yemboaro Ouédraogo, l’arcivescovo di Bobo Dioulasso. È un religioso molto preparato e con grandi capacità di mediatore. Speriamo che in pochi giorni la situazione rientri. E il Burkina possa tornare a incamminarsi sulla via della democrazia».

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