Un crimine di guerra: bambini (e bambine) kamikaze

di Raffaele Masto

Nel 2019 sono già stati cinque i kamikaze minorenni utilizzati in attentati islamisti in Nigeria. L’ultimo attentato, quello di domenica sera a Konduga, nello Stato del Borno, vicino alla capitale Maiduguri, è stato compiuto da tre minorenni, due maschi e una femmina. I tre kamikaze si sono fatti saltare in aria fra la folla che seguiva all’aperto una partita di calcio in tv. Ci sono stati oltre trenta morti e diverse decine di feriti.

Il 2019 non è stato l’anno in cui sono stati usati più baby-kamikaze. Nel 2018 furono 48, fra cui 38 ragazzine. Ancora più alto il numero nel 2017, quando vi furono 45 piccoli e 101 piccole kamikaze. Oltre all’uso dei minori come kamikaze c’è il dramma complessivo dei ragazzini usati in guerra. 3500 minori sono stati sfruttati da miliziani armati nel Nord-est della Nigeria, dove operano i gruppi jihadisti Boko Haram e Stato Islamico in Africa occidentale (Iswa). I minori vengono utilizzati come soldati o in altri compiti e anche sfruttati sessualmente.

Si tratta di dati che riguardano solo il Nord-est della Nigeria, ma il fenomeno dei bambini soldato è diffuso in tutta l’Africa, nei Paesi all’interno dei quali ci sono conflitti. Una sorta di record è detenuto dal Sud Sudan e poi dal Centrafrica e dal Sudan, che è l’unico Paese al mondo che abbia tre conflitti attivi al suo interno: quello in Darfur, quello nel Sud Kordofan e quello nel Blue Nile. Anche la Repubblica democratica del Congo ha diversi conflitti interni aperti, e anche qui il fenomeno dei bambini in guerra è ampiamente diffuso.

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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