Tanzania, il governo inasprisce la repressione

di Diego Fiore
Magufuli
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A settembre Human Right Watch ha dichiarato che le autorità tanzaniane hanno intensificato la repressione nei confronti dei partiti di opposizione, delle organizzazioni non governative e dei media in previsione delle elezioni del 28 ottobre, le quinte dopo la reintroduzione del sistema multi-partitico, che risale a metà degli anni novanta. Human Right Watch ha denunciato l’arresto da parte del governo guidato John Magufuli (rappresentate del partito Chama Cha Mapinduzidi) di vari membri dell’opposizione e l’introduzione di nuove sospensioni e restrizioni. A luglio il governo ha approvato degli emendamenti inerenti ai regolamenti sulle comunicazioni elettroniche e postali prevedendo sanzioni penali per la pubblicazione online di “contenuti contro lo Stato e l’ordine pubblico”, e per la convocazione di manifestazioni che “promuovono o favoriscono ciò che solleva sedizione, odio o razzismo”. Gli stessi regolamenti proibiscono la promozione dell’omosessualità e quindi allo stesso tempo favoriscono la persecuzione delle persone che svolgono attività di difesa dei diritti LGBT.

Il principale partito di opposizione, Chadema, ha candidato il veterano Tundu Lissu, considerato il maggior oppositore del “bulldozer” – così viene soprannominato – Magufuli. Lissu è rientrato in Tanzania soltanto il 27 luglio dopo tre anni di esilio in Belgio. Sopravvissuto nel 2017 ad un tentativo di omicidio nella sua residenza a Dodoma, Lissu ha attributo il tentato omicidio alla presidenza di Magufuli ed è da sempre un grande critico del governo. Arrestato per questo più volte, prima di lasciare l’Europa Lissu ha dichiarato ad un giornale francese: «Se avremo elezioni libere ed eque, non è questo il problema. Non ce lo aspettiamo. Il problema è… saremo vivi alla fine del processo elettorale?”

(Mariasole Pepa)

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