Sudan, ancora nulla di fatto nei colloqui militari-civili

di Enrico Casale

Il terzo round di colloqui tra il Consiglio militare sudanese e l’opposizione si è concluso senza un accordo. Nonostante l’iniziale ottimismo sulla possibilità di raggiungere un accordo, le differenze sulla composizione di un nuovo organo esecutivo – il Consiglio di Stato sovrano – e la minaccia da parte dell’esercito di sgomberare i manifestanti accampati fuori dal quartier generale dell’esercito nella capitale Khartoum hanno portato i colloqui a uno stallo.

L’alleanza che rappresenta i manifestanti chiede che il Consiglio di Stato sovrano sia composto da otto civili e sette militari, mentre i generali propongono sette seggi per loro e solo tre per i civili. Su questi numeri si è registrata la spaccatura.

Il Consiglio militare ha anche detto che vuole porre fine all’instabilità causata dai sit-in da parte di migliaia di manifestanti nel centro di Khartoum.

Tuttavia, l’Associazione dei professionisti sudanesi, che ha svolto un ruolo chiave nelle dimissioni dell’ex presidente Omar al-Bashir, ha messo in guardia da ogni tentativo di interrompere le proteste, descrivendo il Consiglio militare come una «replica» del precedente regime.

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