Somalia, elezioni ancora rinviate. E intanto la gente muore

di Enrico Casale
elezioni in somalia
Presidente Sheikh Moahmoud

Il Presidente Sheikh Moahmoud

Le elezioni somale sono state rinviate. Da settembre, è la terza volta che l’appuntamento con le urne viene rimandato. Non si conosce ancora la data in cui verranno organizzate, ma le autorità assicurano che si terranno «prima del nuovo anno».

In Somalia non si tengono elezioni a suffragio universale. La presenza delle milizie fondamentaliste islamiche al Shabaab su gran parte del territorio rende infatti impossibile garantire la sicurezza dei seggi e dei votanti e quindi impedisce una consultazione su vasta scala. Così è stato adottato un sistema elettorale basato sui clan. La Costituzione federale prevede che si formi un collegio elettorale composto da 14.025 rappresentanti dei clan che  poi scelgono i 275 membri della Camera bassa del Parlamento. I 54 membri della Camera alta sono invece eletti dai singoli Parlamenti regionali. L’attuale rinvio delle elezioni sarebbe dovuto alla mancanza di alcuni adempimenti da parte di alcuni Parlamenti regionali.

Siccità in Somalia

Siccità in Somalia

«Questo rinvio – ha detto Shukri Said, giornalista somala dell’associazione Migrare a Radio Vaticana – significa incertezza, instabilità istituzionale e anche uno “scempio di governabilità”, perché è ormai dal 10 settembre che sono scaduti i mandati di tutte le istituzioni: Parlamento, Governo, Presidente. Il premier Sharmarke e il Presidente Sheikh Moahmoud sono ambedue candidati che concorrono per queste elezioni presidenziali. Era in agenda il fatto che dovessero essere effettuate le riforme previste, che invece non sono state fatte. Ma essere un candidato vuol dire che avrebbe dovuto rispettare le “regole del gioco”, cosa che Sheikh Mohamoud, invece, non ha fatto; e vuol dire concorrere con tutti gli altri candidati. Ma il punto centrale è: perché sta a “Villa Somalia” (residenza ufficiale del presidente della Repubblica ndr) abusivamente da mesi? Perché la comunità internazionale, la missione di peacekeeping, lo protegge nel suo essere dittatore?».

Miliziano di al Shabaab in Somalia

Miliziano di al Shabaab in Somalia

Intanto una forte siccità sta colpendo il Paese lasciando le persone senza acqua né cibo. Una siccità che sta interessando le regioni meridionali ma anche quelle settentrionali come Puntland o Somaliland che, pur avendo una migliore amministrazione, si sono trovate in emergenza. «Perché i pastori, i cammellieri, non hanno più né acqua né cibo, e non c’è soccorso? – ha commentato Shukri Said – Perché sia il Presidente sia il Primo ministro sono impegnati nella loro campagna elettorale e quindi non hanno dato nemmeno l’allarme per questa gente! Anche nelle regioni come Puntland o Somaliland la gente sta morendo e non ci sono soccorsi, non c’è nemmeno un’allerta da parte della comunità internazionale. A questo dobbiamo dire basta».

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