Ruanda, crolla l’export di minerali

di Enrico Casale
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L’esportazione dei principali minerali ruandesi – cassiterite, wolframite e coltan – hanno fruttato 31,6 milioni di dollari nella prima metà del 2020. In calo rispetto ai 56,6 milioni di dollari ricavati nello stesso periodo dell’anno scorso.

Gli operatori del settore hanno spiegato la flessione delle entrate con il fatto che gli acquirenti di minerali, in particolare le società elettroniche, hanno interrotto gli ordinativi poiché la produzione è rallentata a causa della pandemia di Covid-19.

Il calo delle entrate del settore, come comunicato dalla Banca nazionale del Ruanda, significa anche meno entrate per il governo che ha a lungo puntato sul settore minerario come uno dei principali contributori netti di valuta estera (secondo solo al turismo).

Tuttavia, anche prima che la pandemia di coronavirus colpisse, i principali minerali del Rwanda venivano venduti a prezzi ridotti sul mercato internazionale. Il trend è infatti negativo con 99 milioni di dollari nel 2019, rispetto ai 143 milioni nel 2018.

«I prezzi per coltan e wolframite, non sono favorevoli. Lo stagno (cassiterite) ha un prezzo relativamente buono, ma non è abbastanza forte per sostenere i costi – ha dichiarato alla stampa locale Jean Malic Kalima, presidente della Rwanda Mining Association -. Oltre alla scarsa domanda dei nostri minerali, le aziende locali non producono quantità sufficienti a causa delle interruzioni continue causate dalla pandemia di coronavirus. Ma siamo ottimisti riguardo al futuro. In questi mesi sono stati fatti investimenti che permetteranno di migliorare le performance del settore».

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