Rimesse in crisi, la trovata nigeriana per riavviarle

di Enrico Casale
rimesse
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Di fronte al calo delle rimesse registrato in tutta l’Africa Subsahariana per effetto del covid-19, l’economista Dilip Ratha suggerisce di rivedere il costo dei meccanismi di invio. “La leva chiave per facilitare i flussi di rimesse durante la crisi è la riduzione del costo dell’invio di denaro”, scrive nel rapporto Foresight Africa 2021, realizzato dal centro di ricerca Brookings Institution, di cui è uno degli estensori. “Le commissioni pagate ai fornitori di servizi di rimessa per inviare denaro in Africa sono in media di quasi il 9%, il tasso più alto al mondo e tre volte l’obiettivo di sviluppo sostenibile per i costi di rimessa (3 per cento)”.

La Banca Nazionale della Nigeria ha recepito l’indicazione e ha deciso di andare oltre: il nuovo modello di cambio chiamato naira 4 dollar, diventato operativo lunedì scorso, offre una ricompensa di cinque naira per ogni dollaro inviato dai nigeriani che vivono all’estero.

Naira for dollar resterà in vigore fino all’8 maggio 2021 e l’obiettivo è quello di riavviare il meccanismo delle rimesse, che per la prima economia del continente rimane una risorsa essenziale: circa 23,8 dei 48 miliardi di dollari arrivati in Africa grazie alle rimesse nel 2019 avevano come destinazione la Nigeria.

Si tenga conto che 48 miliardi di dollari è la somma che si riferisce alle transazioni effettivamente registrate. Se si considerano i canali informali, il flusso diventa ancora più grande. In generale, le economie dei Paesi più piccoli, più poveri e fragili dipendono maggiormente dalle rimesse: nel 2019 queste hanno rappresentato il 35 per cento del prodotto interno lordo del Sud Sudan, il 15 per cento di quello del Gambia, quasi il 12 per Capo Verde. Non ci sono dati per la Somalia, ma il Paese è noto per essere particolarmente dipendente dalle rimesse.

La pandemia, secondo il Foresight Africa 2021, ha provocato nel 2020 un decremento complessivo di 4 miliardi di dollari, facendo scendere le rimesse tracciate a 44 miliardi di dollari. La previsione per l’anno in corso è di una riduzione ulteriore del 6,8 per cento. La previsione è degli analisti della Brookings secondo i quali ci si attesterà intorno a 41 miliardi di dollari.

Le ragioni del crollo sono varie. La prima è che i lavoratori migranti subsahariani hanno perso il lavoro o visto il crollo dei loro redditi, riducendo la capacità di inviare denaro a casa. La debolezza dei prezzi del petrolio ha influito sulle rimesse in uscita dai Paesi del Golfo. Anche i tassi di cambio delle valute hanno avuto un ruolo. Il calo delle rimesse in ogni caso è preoccupante e richiederebbe un intervento concertato a livello internazionale.

La prima cosa da fare, secondo l’opinione di Ratha, è ridurre il costo dell’invio. Il costo delle rimesse internazionali con l’Africa – la migrazione intraregionale e le rimesse sono elevate – è persino più alto del costo delle rimesse dagli Stati Uniti o dall’Europa. Anche i canali di rimesse digitali, che hanno guadagnato popolarità durante la crisi, hanno commissioni elevate che sono aumentate negli ultimi mesi. “Ridurre l’onere dell’invio delle rimesse può massimizzare questo importante flusso di finanziamenti per lo sviluppo”, osserva Ratha. “I responsabili delle politiche devono lavorare per assicurarsi che i fornitori di servizi di rimesse non incontrino difficoltà nel collaborare con le banche corrispondenti”.

(Stefania Ragusa)

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