Pandora papers, in arrivo i casi algerini

di claudia

Farid Bedjaoui, ex braccio destro dell’ex ministro dell’Energia Chakib Khelil, è il primo algerino citato nei Pandora papers, l’ultima inchiesta giornalistica lanciata dall’International consortium of investigative journalists (Icij), che sta facendo tremare ricche e i potenti personalità ricorse ai paradisi fiscali per nascondere la propria fortuna.

“Altri nomi algerini saranno presto individuati, spiega Lyas Hallas, unico giornalista algerino coinvolto nell’inchiesta internazionale”, riferisce il quotidiano algerino El Watan. Il nome di Bedjaoui è apparso domenica 3 ottobre sul sito telematico Twala, uno dei soci dell’Icij. Pare che compariranno altri nomi, per lo più di uomini d’affari e personalità politicamente esposte. Le rivelazioni saranno pubblicate direttamente dalla rivista di notizie online Twala. Secondo le prime informazioni rese note, diverse decine di milioni di dollari sono state nascoste da Farid Bedjaoui in trust, “riparati dai tribunali algerini e italiani oltre che dal fisco canadese”. Farid Nourredine Bedjaoui, nipote dell’ex ministro degli Esteri Mohammed Bedjaoui, era già stato citato nel 2016 nell’inchiesta sui Panama Papers.

E proprio cinque anni dopo i Panama Papers e quattro anni dopo i Paradise Papers, emerge, attraverso questi dati provenienti da diverse aziende sparse in paradisi fiscali con segreti solitamente custoditi (Belize, Isole Vergini britanniche, Cipro, Dubai, ecc.), l’utilizzo di società fittizie, fondazioni e fondi per nascondere fortune. Quarantatré politici su 336 città provengono dall’Africa. Dieci di loro provengono dalla Nigeria, il Paese più rappresentato, seguita dall’Angola con nove politici coinvolti e cinque dalla Costa d’Avorio. Sono presenti tra l’altro anche Kenya, Ciad, Gabon, Congo-Brazzaville, e, appunto, Algeria.

I Pandora Papers sono descritti come la più grande collaborazione giornalistica al mondo, alla quale hanno collaborato 600 giornalisti provenienti da 117 Paesi che hanno analizzato 11,9 milioni di documenti. I documenti – che sono stati recuperati da 14 società di servizi offshore in tutto il mondo che hanno costituito società di comodo e altre entità offshore per i clienti – citano centinaia di personalità che avrebbero goduto di servizi che avrebbero consentito loro di investire nascondendo la propria identità al pubblico e persino alle autorità di regolamentazione. Secondo i dati resi noti, l’inchiesta ha raccolto informazioni su oltre 27.000 aziende e 29.000 cosiddetti beneficiari finali coinvolti negli affari offshore nascosti, tra cui 336 uomini politici.

Questo articolo fa parte della serie di approfondimenti dedicati all’inchiesta sui Pandora Papers riguardanti i Paesi dell’Africa, in cui abbiamo già trattato il caso della Nigeria e del Kenya

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