Domani l’Aja decide sull’ex presidente Gbagbo

di Stefania Ragusa
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Grande attesa in Costa d’Avorio (e non solo) rispetto a ciò che domani deciderà la Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aja in merito al ricorso presentato dalla procuratrice generale uscente, Fatou Bensouda, contro l’assoluzione dell’ex presidente ivoriano Laurent Gbagbo. Accusato di crimini contro l’umanità – omicidi, stupri, persecuzioni e altri atti disumani – Gbagbo, 75 anni, e l’ex capo dei Giovani patrioti, Charles Blé Goudé, sono stati assolti nel gennaio 2019 e rilasciati con la condizionale un mese dopo. I due uomini, che hanno trascorso rispettivamente circa 9 e 6 anni in detenzione, sono stati giudicati non colpevoli dei crimini contro l’umanità commessi nel 2010 e nel 2011, durante le violenze post-elettorali in Costa d’Avorio, conseguenti al braccio di ferro tra il presidente uscente (Gbagbo, appunto) e il rivale Alassane Ouattara, dichiarato vincitore delle elezioni presidenziali. Gbagbo contestò l’esito. Nelle violenze tra fazioni rivali furono uccise circa 3.000 persone.

A settembre 2019, otto mesi dopo l’assoluzione, Bensouda ha fatto ricorso e chiesto l’annullamento della sentenza e un nuovo processo. La procuratrice ritiene che giustizia non sia stata fatta: ci sarebbero state irregolarità nel procedimento, soprattutto nella valutazione delle prove e delle testimonianze.

Finora, la Corte penale internazionale ha rifiutato una richiesta di rilascio incondizionato, ma ha permesso all’ex presidente di lasciare il Belgio, dove vive, se il Paese in cui desidera andare accetta di riceverlo. Se l’assoluzione fosse confermata, le condizioni imposte al rilascio dei due uomini sarebbero quindi immediatamente revocate, e entrambi potrebbero quindi tornare in Costa d’Avorio.

Secondo Lsi Africa, la sentenza della Corte penale internazionale sarà pronunciata oggi alle 13 dal presidente della camera d’appello ed ex presidente del tribunale con sede a L’Aia, Cile Eboe-Osuji. Non è stato ancora confermato se Gbagbo e Goudé saranno presenti in aula o se parteciperanno in videoconferenza, a causa delle restrizioni relative al covid-19. Il giudizio della Corte penale internazionale dovrebbe essere seguito da vicino in Costa d’Avorio, dove Gbagbo gode ancora di ampi sostegni, ancora più vivi dopo che Ouattara si è candidato, suscitando molte critiche, a un terzo mandato presidenziale.

Sia Gbagbo che Goudé sono stati condannati in contumacia in Costa d’Avorio nel 2019. L’ex presidente a 20 anni di reclusione per “rapina” alla Banca centrale degli Stati dell’Africa occidentale durante la crisi elettorale del 2010-2011, e il suo ex braccio destro a 20 anni per “atti di tortura, omicidi volontari e stupri”.

Alcuni osservatori hanno messo in relazione la tempistica dell’attesa del verdetto con l’apertura del processo, in Francia, relativo al bombardamento di Bouaké del 2004. Un raid aereo contro una posizione delle forze armate francesi Licorne, sul quale ancora non è stata fatta luce e al quale saranno assenti gli imputati. All’epoca, la Costa d’Avorio era divisa in due, con Laurent Gbagbo ai comandi nella parte meridionale e i ribelli delle Forze nuove a nord, con bastione Bouaké. Ad oggi non sono chiari i mandanti del raid che fece diversi morti tra i soldati francesi e costò la vita anche a un civile statunitense. I sostenitori di Gbagbo ritengono che la vicenda sia stata tirata fuori per sporcare ulteriormente l’immagine dell’ex presidente. Altre analisi, tra cui quella dell’avvocato di una parte delle vittime, Jean Balan, ritengono che il bombardamento di Bouaké fu il risultato di “una manipolazione” francese per sbarazzarsi di Laurent Gbagbo. Un bombardamento che non avrebbe mai dovuto provocare la morte di nove soldati e di un civile che si era rifugiato nella base francese, ma servì da pretesto per la cacciata di un presidente ivoriano con il quale i rapporti erano diventati pessimi.

(Céline Camoin)

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