Niger: tensioni post-elettorali, una voce da Niamey

di Valentina Milani
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La tensione è palpabile a Niamey, la capitale del Niger dove mercoledì sera è rientrato il candidato sconfitto al secondo turno delle elezioni presidenziali del 21 febbraio, l’ex presidente Mahamane Ousmane. Per il suo ritorno da Zinder, suo bastione dove soggiornava sin dal ballottaggio, una folla di sostenitori si era radunata all’aeroporto per accoglierlo, nonostante le difficoltà di comunicazioni dovute all’interruzione di Internet in atto da diversi giorni.

Ousmane, che in questa elezione rappresentava l’alternativa al candidato Mohamed Bazoum, espressione della continuità con il presidente uscente Mahamadou Issoufou, continua a denunciare brogli elettorali e aggiunge alla sua protesta quella che riguarda i numerosi arresti definiti “arbitrari” di oppositori avvenute negli ultimi giorni. Tra i personaggi di spicco finiti in carcere, il vero capofila dell’opposizione Hama Amadou, che era stato escluso dalla corsa alle presidenziali, e l’ex capo di stato maggiore, il generale in pensione Moumouni Boureima alias Tchanga, detenuti rispettivamente nelle prigioni di Filingué e di Ouallam.

L’ondata di arresti, che ha coinvolto oltre 460 persone, è scattata dopo manifestazioni e saccheggi a seguito della proclamazione dei risultati provvisori da parte della Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni), il 23 febbraio scorso. Le forze dell’ordine ritengono i responsabili politici dell’opposizione di aver scatenato le violenze. “Se è vero che le tensioni sono esplose dopo la proclamazione dei risultati delle elezioni, tra i facinorosi erano presenti numerosi giovani che hanno approfittato del momento per prendere d’assalto negozi e esprimere rabbia contro la cattiva gestione del Niger. Giovani senza un futuro, con una scuola in ginocchio, senza lavoro, che speravano in un cambiamento”, riferisce a AfricaRivista/InfoAfricail coordinatore del movimento Tournons la page (Tlp, voltiamo pagina) Niger, Maikoul Zodi.

“C’è di fatto un malessere, tra i nigerini, che chiedono trasparenza sulla situazione in atto. Oppositori in manette, rete Internet oscurata, denunce di irregolarità elettorale… La gente chiede spiegazioni”, prosegue il referente di Tlp, organizzazione che ha potuto osservare le elezioni attraverso antenne nelle varie circoscrizioni.

“I nostri osservatori hanno rilevato casi di irregolarità, non particolarmente numerosi, ma gravi. Ci siamo rivolti alla Corte Costituzionale chiedendo in particolare verifiche nella circoscrizione di Tahoua”, una zona a 550 km a nordest da Niamey. Il rapporto sull’osservazione elettorale di Tlp trasmesso alla nostra redazione evidenzia tassi di partecipazione elevatissimi, superiori al 90%, nelle zone a prevalenza di comunità nomade. La media del dipartimento  registra il 78%, il tasso più elevato di tutto il Paese. Anche nelle aree rurali di Agadez, la principale città del nord, agli osservatori sembrano irreali i tassi superiori al 90%. Nel comune di Timia è persino giunto un tasso d’affluenza del 103,07%. “Tassi di partecipazione insoliti, molto alti in alcune regioni, in particolare nelle regioni di Tahoua e Agadez, hanno messo seriamente in dubbio la credibilità dei risultati compilati, annunciati frettolosamente dalla Ceni”, si legge nel rapporto.

Nonostante un secondo turno svoltosi nella calma e con un grande partecipazione popolare, Tlp deplora casi di compravendita di voti, casi di corruzione elettorale, incitamento all’odio sia tra i sostenitori del candidato della maggioranza che dell’opposizione. Gli osservatori locali hanno anche notato la mancanza di personale e di materiale in alcuni luoghi, casi flagranti di ignoranza delle procedure di voto da parte di agenti elettorali, appropriazione indebita di urne e schede elettorali, scarsa sicurezza del processo elettorale, in particolare nelle regioni di Tillabery e Diffa, dove sono state uccise otto persone, tra cui sette agenti elettorali nell’esplosione di un ordigno sulla strada il giorno del voto. 

(Céline Camoin)

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