Niger, il costo salato del golpe

di claudia

di Céline Camoin

Tre mesi dopo il colpo di stato, si possono già valutare le conseguenze economiche in un Paese, il Niger, il cui bilancio dipende fortemente dagli aiuti internazionali. Sanzioni decise da altri partner del Niger, come l’Unione Europea, la Francia, la Germania o il Lussemburgo, che privano il Niger di circa 375 milioni di dollari. Il riconoscimento del golpe da parte degli Stati Uniti, anche se tardivo, comporta in particolare la soppressione degli aiuti allo sviluppo per un importo di 442 milioni di dollari per l’anno 2023.

I dati sono contenuti in un editoriale su Lsi Africa (con sede in Francia) firmato da Francis Laloupo, giornalista beninese e docente di geopolitica.

L’analista ha una visione critica del golpe del 26 luglio e delle sue conseguenze per il Niger. “Di fronte a questa realtà (quella economica, Ndr), la giunta persiste e firma, determinata a mantenere il potere, imponendo una forma abietta di detenzione al presidente deposto. Se i discorsi tonanti e gli altri incantesimi ‘sovranisti’ non riescono a mascherare la paura di un’inevitabile crisi socio-economica, potrebbero i leader autoproclamati ora offrire ai loro concittadini percorsi alternativi per salvaguardare il fragile equilibrio economico del Paese? Mentre tutti i progetti infrastrutturali – elettricità, accesso all’acqua, resilienza climatica – sono ora fermi o cancellati, e una volta che le proiezioni ottimistiche sul tasso di crescita sono gravemente ostacolate, gli esperti temono un’amplificazione dell’insicurezza alimentare, indicando in particolare che 700.000 persone in più potrebbero essere colpite dagli orrori della povertà estrema durante quest’anno. Altrettanto preoccupanti sono le conseguenze segnalate nei settori sensibili della sanità e dell’istruzione. Nel contesto attuale, secondo le proiezioni della Banca Mondiale, 2 milioni di bambini in meno potrebbero non andare a scuola, tra cui 800.000 ragazze”, scrive Laloupo.

Secondo l’editorialista, la coalizione recentemente formata dalle tre giunte di Niger, Mali e Burkina Faso, chiamata Alleanza degli Stati del Sahel (Aes), non ha resistito alla prova della realtà economica. Se l’argomento della “sovranità” è diventato per i neo-golpisti saheliani l’arma letale per effettuare la presa del potere statale, il rischio per le popolazioni è di vedere questi leader rinchiudersi in questo precetto, come strumento di esercizio esclusivo del potere statale. “In un mondo ideale, qualsiasi Paese dovrebbe essere in grado di liberarsi dalla dipendenza dagli aiuti esterni. Tuttavia, nel caso del Niger, come in altri Paesi del continente, questo ideale di emancipazione richiede, da parte dei leader politici, un approccio pragmatico alla gestione dello Stato, con una sottile combinazione di “ideale e possibile…”

Se le preoccupazioni sono serie sul piano economico, lo sono anche sul piano della sicurezza. “In Niger, così come in Mali e Burkina Faso, la promessa dei golpisti di colmare le presunte carenze dei poteri civili nella lotta al terrorismo è già solo un’illusione”, sostiene. In questi tre Paesi, contrariamente ai discorsi ufficiali e scandalosamente fuorvianti, la situazione della sicurezza non è mai stata così vicina ai confini di una tragedia estrema come lo è adesso. “Su questo punto, la tentazione russa dei golpisti in Niger lascia a dir poco da stupirsi, quando sappiamo che il ricorso esclusivo alla cooperazione con la Russia, operato dal Mali e più discretamente dal Burkina Faso, non ha finora mai prodotto qui il benché minima indicazione di miglioramento della situazione della sicurezza in questi Paesi”.

Francis Laloupo ricorda lo scenario ormai noto e comune ai golpisti nel Sahel: “sospensione delle istituzioni, diffusione di slogan sovranisti, costituzione di battaglioni di produttori ed emittenti di informazione orientata con, sullo sfondo, il protocollo wagneriano di guerra informativa, organizzazione di manifestazioni antifrancesi e antioccidentali, rottura degli accordi di cooperazione in materia di sicurezza con l’ex potenza coloniale, stigmatizzazione ed espulsione delle missioni e dei rappresentanti residenti dell’Onu abusivamente assimilati alle forze dell’imperialismo… Questa delirante metodologia di rottura si conclude con l’entusiastica formalizzazione di un avvicinamento con la Russia, il cui aiuto si concretizza essenzialmente nella presenza e nell’opera di elementi del gruppo paramilitare Wagner. La giunta nigerina, fortemente ispirata dai suoi principali sostenitori del Mali e del Burkina, ha confermato la sua adesione a questo scenario divenuto un segno distintivo di questa diagonale dei golpe nel Sahel.

“Assumendo una rottura non pianificata con l’ambiente regionale e internazionale del Niger, la squadra del generale Abdourahamane Tchiani potrebbe diventare, molto prima degli alleati di Mali e Burkina Faso, l’artefice della propria impasse. Quale sarà il costo per i nigerini del colpo di stato del 26 luglio 2023? La potenza militare di Niamey dovrebbe dimostrare senza indugio la sua capacità di inventare elementi di compensazione e di ammortizzazione degli shock legati ad una crisi socioeconomica annunciata, derivante da un assurdo colpo di Stato, e le cui conseguenze potrebbero essere devastanti per il Niger. Missione possibile?”

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