Libia – Riprendono gli scontri a Tripoli

di Enrico Casale
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A poche ore dalla Conferenza di Palermo, a Tripoli sono ripresi gli scontri militari alla periferia meridionale della capitale libica. Con un’avanzata improvvisa i soldati della Settima Brigata di Tarhuna sono avanzati verso il vecchio aeroporto internazionale, chiuso da anni ma appena ristrutturato anche col lavoro di una ditta italiana.

Secondo alcune fonti i miliziani sarebbero appoggiati dalla brigata di Salah Badi, un deputato di Misurata diventato capomilizia, considerato da mesi un «cane sciolto» ma molto vicino agli islamisti armati e soprattutto vicinissimo alla Turchia.

I soldati della Settima Brigata hanno dichiarato «zona militare» l’area attorno all’aeroporto e hanno creato posti di blocco sulla «aeroport road»; secondo una fonte libica, in serata si sarebbero ritirati dall’interno dell’aeroporto per limitarsi a presidiare i loro posti di blocco.

Ma le forze ritirate sarebbero pronte a una nuova avanzata verso le caserme e le installazioni militari che erano state conquistate fra agosto e settembre nella battaglia che poi venne congelata dal cessate-il fuoco mediato dall’Onu.

L’aeroporto attorno a cui si combatte dalle 18 non è quello «urbano» di Mitiga che è difeso massicciamente da due delle milizie più potenti di Tripoli, quella del salafita Abdel Rauf Kara e quella dell’ex capitano di polizia Hajtam Tajuri.

Sia Tajuri che Kara hanno nei loro arsenali carri armati e “tecniche” con armi controcarro montate sui cassoni, per cui un loro intervento significherebbe riportare la guerra nelle strade di Tripoli.

L’Ansa da Roma ha chiesto un parere a Jamal Zubia, un ex capo ufficio stampa del governo libico quando il premier era il filo-islamista Khalifa al Ghweil.

Per Zubia «la conferenza di Palermo ha deluso le forze del 17 febbraio», ovvero i miliziani ispirati dalla data della rivoluzione anti-Gheddafi del 2011. Ed è stato un errore «non aver mai menzionato il disarmo dei criminali della corruzione nella capitale».

Una interpretazione che gira fra alcuni analisti libici è che però l’attacco della Settima Brigata (composta per buona parte anche da ex gheddafiani) possa essere stata una reazione al fatto che alla riunione di ieri mattina tra Haftar e Sarraj erano presenti Egitto e Russia, ma non il Qatar e anzi la Turchia per protesta aveva abbandonato il vertice di Palermo.

Secondo un analista, «questa è la vera protesta della Turchia: hanno visto che Haftar stava guadagnando terreno politicamente, sostenuto dai loro avversari egiziani e con la copertura della Russia e dell’Italia. I turchi possono tranquillamente aver favorito chi ha voluto lanciare un segnale militare sul terreno».

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