Libertà di stampa, in Africa sempre a rischio

di Enrico Casale

Difendere la nozione di “informazione come bene pubblico”: è questa l’essenza della Giornata mondiale della libertà di stampa, che si celebra ogni 3 maggio sotto gli auspici dell’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Uniti per l’educazione, la scienza e la cultura.

L’edizione 2021 di questo evento globale, nato da una conferenza dell’Unesco Windhoek, in Namibia, nel 1991, pone l’accento sulle questioni contemporanee relative alla libertà di espressione, l’accesso alle informazioni e il ruolo di servizio pubblico del giornalismo in un ecosistema della comunicazione in evoluzione.

L’Unesco, nella nota concettuale diffusa in occasione di questa edizione, nota che le minacce preesistenti alla vitalità dei mezzi di informazione sono notevolmente peggiorate. “Già colpiti dalla concorrenza delle società Internet, i modelli di business dei media sono stati ulteriormente danneggiati da massicce perdite di introiti pubblicitari a causa dell’impatto economico della crisi della salute pubblica”. E quando l’indipendenza economica dei media è minacciata, “lo è anche la loro indipendenza editoriale”, afferma l’Unesco. L’organizzazione delle Nazioni Unite sottolinea inoltre che le società Internet, come i social media, le società di messaggistica e di ricerca, continuano a essere criticate per aver ricavato profitti da flussi di contenuti che trasmettono volumi sbalorditivi di disinformazione – e altri contenuti potenzialmente lesivi dei diritti umani – anche nel contesto della pandemia.

Nel suo ultimo rapporto pubblicato ad aprile, l’organizzazione Reporter senza frontiere (Rsf) ha rilevato che la libertà di stampa è più che mai vulnerabile in Africa, con la crisi sanitaria in atto. Giornalisti aggrediti e arrestati, media indeboliti dalla disinformazione, leggi che uccidono la libertà, calo dei redditi dei giornalisti, sono elementi messi in avanti dall’Rsf Index 2021, che sottolinea come la pandemia di coronavirus ha amplificato le immense difficoltà e sfide che il giornalismo deve affrontare nell’Africa sub sahariana. Nella regione, 23 paesi su 48  – due in più rispetto al 2020 – ora appaiono in rosso o nero sulla mappa dell’indice della libertà di stampa mondiale. In Nord Africa, la pressione persistente su giornalisti e media mantiene tre Paesi della regione, Algeria, Marocco e Libia, nelle aree rosse e nere della mappa della libertà di stampa.

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