L’arte dello Zimbabwe da sfogliare

di claudia
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di Stefania Ragusa

Dell’arte e della cultura dello Zimbabwe, straordinario Paese chiamato Rhodesia in epoca coloniale, dalle nostre parti si sa poco o nulla. Anche per questa ragione il volume Zimbabwe, firmato da Duncan Wylie e Gillian Atherstone, pubblicato dalla casa editrice milanese 5 Continents, merita attenzione. Gli autori – lui pittore affermato originario di Harare ma ormai naturalizzato francese (www.duncan-wylie.com), lei curatrice e direttrice di gallerie d’arte in Zimbabwe – hanno unito le diverse sensibilità e competenze per dare vita a un volume capace di tenere insieme le origini e la contemporaneità, l’eredità artistica delle tre principali culture del Paese (shona, ndebele e tonga), permettendo al lettore di acquisire uno sguardo introduttivo ma davvero di insieme. Uno sguardo che comincia dalle communal lands, ossia le terre in cui gli africani erano stati confinati in epoca coloniale e dove i segni storici, a livello architettonico e culturale, si sono conservati meglio.
La maggior parte delle immagini risale agli anni tra il 1998 e il 2015, ossia il periodo in cui Wylie indirizzava la sua ricerca sul Paese d’origine, alla scoperta dei resti archeologici (le mura delle città medievali, per esempio), delle abitazioni di fango costruite con perizia, dei grafismi e degli intagli e del loro simbolismo. Lo sguardo però si allunga anche al presente, in un accenno prezioso all’arte contemporanea dello Zimbabwe e alla sua modernità. Nel complesso, oltre 200 immagini di impatto, accompagnate da testi esplicativi. Un ricercato volume illustrato in grande formato ma anche un viatico insostituibile per chi voglia visitare e comprendere meglio questo angolo di Africa.

(Stefania Ragusa)

Questo articolo è uscito sul numero 1/2021. Per acquistare una copia della rivista visita l’e-shop

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