Kyenge: “Il futuro dell’Europa nel nuovo patto con l’Africa”

di AFRICA
Kyenge: "Il futuro dell'Europa nel nuovo patto con l'Africa"

di Cécile Kyenge*

 

Kyenge: "Il futuro dell'Europa nel nuovo patto con l'Africa"Le relazioni tra l’Unione Europea, l’Africa e l’intero gruppo dei paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico), regolati dall’Accordo di Cotonou siglato nel 2000 in Togo, sono ad un bivio. L’Accordo scadrà nel febbraio 2020 e già oggi è aperta la riflessione sul suo futuro e destino. Il futuro di un Accordo unico nel suo genere: lega fra loro due continenti (Europa-Africa), ma anche fra loro i 79 paesi componenti il gruppo ACP, appartenenti a loro volta a tre continenti diversi, il 15 % della popolazione mondiale. Non c’è partenariato al mondo che leghi più paesi, frutto di un lungo processo storico che nasce durante il periodo della decolonizzazione.

Per l’Europa, i fondi dedicati allo sviluppo istituiti a favore dei Paesi ACP furono concepiti come una via per “compensare” i danni provocati dagli europei nell’era coloniale. A partire dalle prime Convenzioni firmate negli anni ’60, il partenariato in questi 40 anni è stato considerevolmente potenziato. Entrato in vigore nel 2003, oggi l’Accordo di Cotonou ha come scopo principale quello di ridurre la povertà nei paesi ACP nell’ambito dei nuovi Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), e di integrare progressivamente questi paesi nell’economia mondiale.

La sua implementazione si fonda su tre pilastri: il dialogo politico, le relazioni commerciali e la cooperazione allo sviluppo. In vista dei negoziati che si apriranno per ridiscutere l’Accordo, la Commissione europea ha lanciato un anno fa una consultazione pubblica per stilare un bilancio del partenariato UE-ACP e identificare le rotte da seguire in futuro. Se è vero che progressi sono stati registrati nella lotta contro la povertà, deludenti sono stati i risultati ottenuti in capitoli fondamentali come gli accordi di partenariato economico (EPAs). Ma la strada imboccata 40 anni fa rimane giusta: l’Unione Europea non può fare passi indietro, anzi deve rafforzare dialogo e cooperazione con l’Africa e con l’intera area ACP.

In un mondo globale, sempre più profondamente segnato dalla presenza sullo scacchiere geopolitico internazionale da nuove potenze mondiali come la Cina, da sfide cruciali incarnate dal cambiamento climatico, dal boom demografico e dai fenomeni migratori, il rapporto Unione Europea – Africa, nel quadro delle relazioni con l’intera area, può ancora essere la grande piattaforma su cui appoggiare una risposta globale all’altezza dei cambiamenti in atto.

La nostra ambizione dovrebbe essere di contribuire come Italia da protagonisti al rinnovo dell’Accordo, così come proprio un italiano, Giovanni Bersani, fu il protagonista indiscusso del percorso che portò alla sua nascita. I confronti informali già avviati sul rinnovo aprono tre scenari alternativi: rivedere l’attuale partenariato conservando immutato il quadro originale che racchiude tutti i paesi ACP; innovare totalmente, puntando a tre accordi regionali totalmente separati con l’Africa, i Caraibi, il Pacifico; oppure, come ultima opzione, siglare un “accordo quadro” con il Gruppo ACP  che fissi valori e regole comuni, per poi firmare tre partenariati distinti fra l’Europa a ciascuna delle tre “regioni” che compongono l’area ACP e meglio rispondere alle specificità di ciascuna di esse.

Come Parlamento europeo ci siamo già espressi a favore di quest’ultima opzione che innoverebbe profondamente, senza disperdere il cammino della cooperazione ACP-UE cresciuto lungo 40 anni. Come Vice Presidente dell’Assemblea Parlamentare Paritetica (formata da 79 colleghi europarlamentari e da 79 parlamentari rappresentanti di ciascuno dei Paesi ACP) che, insieme al Comitato degli Ambasciatori e il Consiglio dei Ministri, rappresenta una delle tre istituzioni congiunte UE-ACP, rimango fermamente convinta che il partenariato tra l’Unione Europea e i paesi ACP vada potenziato, rafforzandone l’enorme potenziale politico.

Al centro dei nuovi Accordi, ci devono essere i diritti umani, lo Stato di diritto e la democrazia, come prima via per conseguire obiettivo di crescita e vero sviluppo. Anche per questa ragione, va rafforzato il ruolo dell’Assemblea Parlamentare. La mia esperienza all’interno dell’Assemblea mi ha portato a interrogarmi sulla partecipazione dei partiti di opposizione e dei rappresentanti della società civile dei paesi ACP, che va potenziata. Milioni di giovani africani sognano di cambiare essi stessi la storia del proprio paese.

Non possiamo ignorare questa domanda e rimanere sordi di fronte ai movimenti giovanili di protesta per rinnovare la democrazia che sta crescendo in tanti paesi africani “bloccati” da regimi oligarchici, prima causa del sottosviluppo di questi paesi. Si fa un gran parlare di nuove iniziative per l’Africa, come il ‘Migration Compact’, iniziative che rischiano di rispondere ciascuna ad una logica parziale che ridurrebbe il continente africano ancora una volta a destinatario non protagonista alla pari: è nel rinnovo degli Accordi di Cotonou che tutte queste iniziative vanno ricondotte ad una logica unitaria e paritaria.

“L’Europa potrà, con mezzi accresciuti, perseguire l’attuazione di uno dei compiti fondamentali: lo sviluppo del continente africano” leggiamo nella Dichiarazione di Robert Schuman del 9 maggio 1950, considerata la dichiarazione fondativa dell’intero progetto di integrazione europea. Quella Dichiarazione ci dice che lo sviluppo del continente africano è una delle vocazioni dell’Unione Europea, alla quale non possiamo venir meno senza negare noi stessi; è per questo che l’appuntamento con il rinnovo dell’Accordo di Cotonou è così storicamente importante. Vi scriveremo anche il futuro stesso della nostra Unione.


 

Kyenge: "Il futuro dell'Europa nel nuovo patto con l'Africa"*Cécile Kyenge, eurodeputata italiana
Originariadella Repubblica Democratica del Congo, arrivata in Italia nel 1983, si è laureata in medicina e chirurgia all’Università Cattolica di Roma, specializzandosi poi in oculistica all’Università di Modena, svolgendo successivamente la sua attività professionale presso diversi Poliambulatori delle province di Modena e Reggio Emilia. Nel 2004 è stata eletta consigliere della circoscrizione 3 di Modena e responsabile regionale delle politiche dell’immigrazione del PD. Nel 2013 è stata eletta alla Camera dei deputati, divenendo poi Ministra per l’Integrazione nella medesima legislatura. Nel 2014 è stata eletta al Parlamento Europeo. Da allora è nelle fila del Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici, membro della Commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni e della Commissione Cultura e Istruzione. È stata nominata capo della missione elettorale dell’Unione europea in Burkina Faso per garantire elezioni trasparenti e democratiche nel Paese. Ha partecipato al monitoraggio delle elezioni ad Haiti e in Nigeria.

Parteciperà come relattrice al Workshop Dialoghi sull’Africa, sabato 19 Novembre a Milano, con un intervento dal titolo: “Vicini ma non troppo… Per l’Europa l’Africa è un problema o un’opportunità?”

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