In Algeria 25° venerdì di protesta. Il dialogo non basta

di Marco Simoncelli
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Diverse migliaia di manifestanti algerini sono scesi di nuovo in piazza venerdì in numerose città del Paese per la 25esima settimana consecutiva di mobilitazione contro l’élite politico-militare algerina facendo appello alla “disobbedienza civile” e affrontando il caldo afoso dell’estate nordafricana per mostrare la loro contrarietà al dialogo proposto dal governo una decina di giorni fa al fine di porre fine alla crisi politica che va avanti da diversi mesi ormai.

Come riportato dai media algerini, le forze di sicurezza avevano posizionato sin dalle prime ore del mattino una serie di blocchi per filtrare gli ingressi nel centro della capitale Algeri, città fulcro delle proteste, con decine di veicoli della polizia dislocati nelle aree interessate dalle manifestazioni. Un dispiegamento che è apparso più ingente rispetto alle scorse settimane. Anche questa volta, nonostante stessero per iniziare le celebrazioni islamiche dell’Eid al-Adha, migliaia di algerini hanno sfilato pacificamente verso la Grande Poste, epicentro della protesta che ha fatto dimettere lo scorso 2 aprile il presidente Abdelaziz Bouteflika dopo 20 anni di potere.

“O voi o noi! Non ci fermeremo!”, “Stato civile, non militare!”, “La disobbedienza civile è in arrivo!”, erano alcuni degli slogan più utilizzati dalla folla. I manifestanti questa volta hanno criticato anche Karim Younes, ex-presidente dell’Assemblea nazionale e attualmente coordinatore della Commissione nazionale per il dialogo e la mediazione, voluta dal presidente algerino ad interim Abdelkader Bensalah per traghettare il Paese fuori dallo stallo istituzionale e preparare il terreno per nuove elezioni. Segno che questo organismo non è stato accettato da una grossa fetta del movimento di protesta, che lo considera ancora un’emanazione del vecchio potere.

Proprio mercoledì, la Commissione, formata tra gli altri dal giovane Yacine Boukhnifer, rappresentante della protesta popolare (Hirak), Fatiha Benabbou, costituzionalista, Lazhri Bouzid, presidente della Commissione per i diritti politici e civili presso il Consiglio dei diritti umani, e il sindacalista Abdelwahab Bendjeloul, si è riunita per discutere con gli attivisti della protesta. La maggioranza dei partecipanti sembra ritenere che le elezioni presidenziali debbano svolgersi rapidamente e senza intervento del governo di Noureddine Bedoui, accusato di essere un «membro della farsa».

Le forze armate algerine hanno però una diversa opinione. Giovedì, è arrivata la risposta del Capo di stato maggiore dell’esercito e vero uomo forte algerino, il generale Ahmed Gaïd Salah, il quale ritiene che le richieste «fondamentali» del movimento di protesta siano state soddisfatte, aggiungendo che l’obiettivo ora è organizzare al più presto le elezioni presidenziali.

Come riportato da France 24, l’esercito ha rifiutato di attuare le «misure di pacificazione» sostenute dalla Commissione per aprire un dialogo con i manifestanti. Le misure includevano il rilascio delle persone arrestate legate al movimento iniziato lo scorso febbraio e l’alleggerimento delle ispezioni e anche la diminuzione dell’apparato di polizia durante i giorni di protesta.

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