Libia, 2 membri dell’Onu uccisi a Bengasi mentre inizia una tregua

di Marco Simoncelli

Due dipendenti della missione Onu in Libia (Unsmil) sono stati uccisi ieri dall’esplosione di un’autobomba a Bengasi, nell’Est del Paese. Lo rende noto l’agenzia Afp citando una fonte della sicurezza che è voluta restare anonima come riporta africanews. I due dipendenti dell’Unsmil sono un libico e un cittadino delle isole Figi, mentre tra i feriti vi sono un sudanese e un cittadino della Giamaica.

«Due persone sono state uccise e almeno altre otto ferite, tra queste un bambino, dopo l’esplosione di un’autobomba nel quartiere al-Haouari di Bengasi, mentre stava passando un convoglio del personale dell’Onu in Libia», ha detto il funzionario

L’esplosione, come testimoniato dalle prime fotografie della scena dell’attacco, ha completamente distrutto un’auto a bordo della quale viaggiavano le due vittime. L’azione è avvenuta di fronte alla Banca di commercio e sviluppo e a un frequentato centro commerciale. Bengasi, lo ricordiamo, è controllata dalle forze dell’Esercito nazionale libico (Lna) di Khalifa Haftar dal 2017.

Tutto ciò e avvenuto mentre veniva data notizia che il maresciallo Khalifa Haftar ha accettato la tregua proposta proprio dall’Unsmil, in occasione della festa islamica del sacrificio, l’Eid al-Adha, che inizia oggi e dura per quattro giorni. Lo ha reso noto il portavoce delle milizie dell’Esercito nazionale libico (Lna) di Haftar, il generale Ahmed al-Mismari.

La tregua per Haftar, sul fronte della capitale Tripoli, è scattata ieri e durerà fino a domani sera. L’annuncio è arrivato dopo che in un primo momento venerdì Haftar aveva respinto l’appello al cessate il fuoco, dopo oltre 4 mesi dall’inizio dell’offensiva. Il Governo di accordo nazionale (Gna) di Tripoli aveva invece accolto favorevolmente la proposta con un comunicato fissando però quattro condizioni. La prima è che la tregua includa «tutte le aree degli scontri» e che venga completamente fermata «ogni avanzata». La seconda prevede la proibizione di attività aeree e di ricognizione sull’intero spazio aereo nazionale. Il Gna chiede inoltre che la tregua non venga utilizzata per lo spostamento di convogli e per la mobilitazione di truppe. L’ultima condizione, infine, è che l’Unsmil monitori l’attuazione dell’accordo e riferisca di eventuali violazioni.

La Libia vive in una condizione di instabilità dalla caduta di Muammar Gheddafi nel 2011. Ad aprile è scoppiata una guerra aperta tra i miliziani del Governo di intesa nazionale sostenuto dall’Onu e guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj, e quelli dall’Lna di Khalifa Haftar. L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) stima che a causa dell’offensiva lanciata da Haftar ad aprile siano morte 1.093 persone nei combattimenti e altre 5.752 siano state ferite, mentre più di 120mila siano sfollate. Dopo i primi successi del generale Haftar, i combattimenti sono rimasti bloccati nella periferia di Tripoli, la capitale libica, con entrambe le parti che ricorrono ad attacchi aerei per fiaccare la resistenza nemica.

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