Il Ruanda «ripulisce» la sua polizia

di Enrico Casale
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La polizia nazionale del Ruanda ha licenziato 386 agenti per cattiva condotta grave. Secondo quanto riporta il sito The East African il giro di vite delle autorità ha riguardato 18 sergenti anziani, 104 sergenti, caporali e poliziotti che sono stati costretti alle dimissioni da un ordine ministeriale pubblicato.

Il numero è sei volte quello di agenti di polizia licenziato tra gennaio e ottobre dello scorso anno. Ciò, secondo il sito The East African segnala una silenziosa pulizia delle forze in corso. Se i dettagli dei licenziamenti devono ancora essere resi pubblici, l’ordinanza ministeriale fa riferimento agli articoli nn. 69 e 70 dello statuto per gli agenti di polizia relativi rispettivamente al licenziamento senza preavviso e al licenziamento definitivo dal servizio.

La polizia ruandese ha adottato una posizione di «tolleranza zero alla corruzione» nel corso degli anni nei tentativi di contrastare il malaffare di molti agenti. Tuttavia, secondo i media locali, la forza è ancora considerata una delle istituzioni più corrotte. I licenziamenti arrivano sulla scia delle crescenti segnalazioni di richieste di mazzette da parte degli agenti di polizia in occasione dei lockdown e delle limitazioni dei viaggi messe in atto per prevenire la diffusione della pandemia Covid-19.

«Alcune persone sono state costrette a pagare tangenti per sfuggire agli arresti e alle pene imposte dalla polizia e dai leader locali», ha indicato Transparency International nel suo rapporto 2020 Rwanda Bribery Index.

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