Il punto della pandemia in Africa

di Marco Trovato
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Circa 350 contagi in 30 paesi, 42 pazienti ricoverati e 7 morti: l’Africa è ancora lontana dai numeri registrati in Europa ma al di là del Mediterraneo il Covid-19 avanza, spingendo i governi a decretare lo stato di emergenza e a chiudere i confini, sia per tutelarsi che per rassicurare le popolazioni. Finora la stragrande maggioranza dei casi riguarda persone arrivate dall’Europa e dal Nord America. Nel contempo diversi Paesi africani non sono ancora in grado di effettuare test, fonte di preoccupazione per l’Oms che continua a potenziare le loro capacità per consentire a tutti di effettuare una rapida diagnosi, unico mondo per contenere l’epidemia. Impennata di contagi in Egitto con oltre 40 malati e due decessi in un giorno, con un bilancio ufficiale di 150 casi positivi, di cui 80 di cittadini egiziani. Per bloccare il propagarsi del virus, dal 19 al 31 marzo saranno chiusi tutti i collegamenti aerei, gli alberghi saranno bonificati, con pesanti perdite per il settore del turismo. Chiuse anche scuole, università, zoo, cinema teatri e il ministro del Commercio e dell’Industria ha annunciato lo stop per 3 mesi delle esportazioni di alcol, mascherine e soluzioni disinfettanti.

Brutte notizie anche dalla Nigeria, paese più popoloso del continente, che conferma il terzo caso: una nigeriana di 30 anni, di ritorno a Lagos il 13 marzo dopo un viaggio in Gran Bretagna, in auto isolamento e ora curata al Mainland General Hospital. Nel contempo ad Abuja i medici di strutture pubbliche e private hanno decretato l’avvio di uno sciopero a durata indeterminata in segno di protesta per ritardi di pagamento degli stipendi e per condizioni di lavoro poco sicure. Per ora il governo di Abuja non chiude i confini ai turisti stranieri, ma saranno controllati i passeggeri in arrivo da Italia, Francia, Germania, Spagna, Cina, Giappone, Iran e Corea del Sud.

    Il Kenya, che conferma 4 casi sul territorio e 36 persone sotto osservazione, ha indetto per sabato prossimo una giornata nazionale di preghiera per chiedere a Dio la fine della pandemia, invitando, però, i cittadini a pregare da casa.

Misure restrittive sono state varate anche da Alassane Dramane Ouattara, presidente della Costa d’Avorio – con 3 casi confermati – che vieta l’ingresso ai cittadini provenienti da nazioni con più di 100 casi confermati. I soli cittadini ivoriani e residenti permanenti saranno autorizzati ad entrare ma dovranno osservare un periodo di quarantena di 15 giorni. Da oggi e per un mese tutte le scuole e università sono chiuse e da domani per due settimane anche discoteche e altri luoghi di svago; vietati i raduni di più di 50 persone così come tutti gli eventi sportivi e culturali.

In Tunisia, con 24 casi registrati e più di 2.000 persone messe in quarantene a marzo, da domani chiuderanno i confini terrestri e aerei a tutti i viaggiatori, ma al momento il trasporto di merci funziona regolarmente. E’ già in vigore il coprifuoco quotidiano alle ore 16 per caffè, bar e ristoranti, mentre l’orario di lavoro è stato ridotto a 5 ore al giorno su due turni per ridurre l’affluenza nei mezzi pubblici. Sono vietati raduni nei mercati, nei bagni pubblici e sospese le preghiere nelle moschee.

Somalia, Marocco e Gibuti hanno interrotto tutti i voli internazionali. Anche la caotica Libia, che finora non ha casi accertati di coronavirus, ha chiuso l’ingresso al Paese sia terrestre che aereo mentre l’Algeria ha emesso un divieto di viaggio da e per l’Europa.

  Il Ghana vieta l’accesso ai viaggiatori provenienti da paesi con più di 200 casi, così come tutti i raduni pubblici, e ha sospeso tutte le partite di calcio.

   Anche il Mozambico non autorizza più i raduni di più di 300 persone mentre l’Etiopia, così come la Tanzania, ha chiuso le scuole, vieta attività sportive e raduni pubblici.

Intanto da Liverpool il giocatore di calcio Sadio Mane ha fatto una donazione di 45.000 euro al comitato nazionale di lotta al coronavirus nel suo paese di origine, il Senegal.

In Rwanda si registrano altri due casi, con un totale di 7. Si tratta di una donna ruandese il cui marito è stato tardivamente testato positivo e di un cittadino tedesco arrivato il 13 marzo, ora ricoverato. Il ministero della Salute ha chiuso per almeno 15 giorni scuole e luoghi di culto, invitando la popolazione ad evitare i raduni, lavarsi spesso le mani ed indossare maschere solo quando in contatto con persone positive.

    Situazione difficile in Sudafrica, con 60 casi positivi confermati, che hanno spinto le autorità a dichiarare lo stato di calamità nazionale, a chiudere scuole e vietare viaggi. Media locali avvertono la popolazione di una truffa organizzata: con la scusa di ritirare banconote contaminate dal Covid-19, criminali ne consegnano nuove in cambio, ma sono false.

Nel tentativo di fermare la diffusione del coronavirus il Sovrano Consiglio alla guida del Sudan ha dichiarato lo stato di emergenza. A Khartoum nei giorni scorsi è deceduto un uomo 50enne, arrivato dagli Emirati Arabi Uniti. Chiusi tutti gli aeroporti, le frontiere terrestri e marittime, tranne che per gli aiuti umanitari. Il Paese ha fermato voli e viaggi in autobus nel vicino Egitto e cancellato voli per Cina, Iran, Italia, Spagna e Giappone.

Stato di emergenza decretato anche in Zimbabwe e Namibia che al momento non registrano alcun caso. Harare chiude ai turisti stranieri per 30 giorni e vieta alla popolazione di uscire dal Paese, stop ai raduni di più di 100 persone, anche nelle chiese, e rinviate le celebrazioni del 40mo anniversario dell’indipendenza. In Namibia scuole chiuse per 30 giorni e divieto dei raduni. In Zambia restrizioni ai viaggi all’estero e quarantena obbligatoria per quanti rientrano.

(AGI – VQV/GIM)

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