I rapaci rischiano di scomparire dai cieli d’Africa

di claudia
aquila marziale

Ogni animale ha un preciso ruolo nell’ecosistema e, quando la sua vita è messa in pericolo, lo è di conseguenza tutto l’ambiente dove vive. Un gruppo di ricercatori ha lanciato di recente l’allarme per le quarantadue specie di rapaci della savana africana, in forte diminuzione negli ultimi decenni. Oggi più della metà di loro a rischio di estinzione, con danni che riguardano tutto l’ambiente.

Un recente ricerca pubblicata dalla rivista Neture Ecology & Evolution ha rivelato come il 69 per cento delle 42 specie di rapaci della savana africana siano oggi i protagonisti di una crisi di estinzione. Un declino che riguarderebbe quasi il 90 per cento di loro.

La ricerca è stata condotta dal dottor Campbell Murn, responsabile della conservazione, della ricerca e dell’istruzione presso l’Hawk Conservancy Trust, insieme a un team internazionale di ricercatori. Un’analisi dei dati senza precedenti che hanno riguardato quattro regioni africane negli ultimi 20 e 40 anni, spiega la rivista Neture, che ha messo in luce i forti tassi di cambiamento nell’abbondanza dei rapaci della savana africana.

Le specie di aquile e avvoltoi rischiano di non popolare più i cieli africani soprattutto nelle aree non protette entro la seconda metà di questo secolo, se le minacce non vengono affrontate in modo diretto e efficace. Le minacce riguardano la perdita dell’habitat, dovuto ai cambiamenti ambientali in relazione alla crisi climatica e dall’uomo. Le specie di rapaci di grandi dimensioni hanno subito un calo molto più marcato rispetto alle specie più piccole, in particolare su terreni non protetti, dove sono più vulnerabili alle persecuzioni e ad altre pressioni umane.

Le specie più in pericolo secondo lo studio pubblicato da Neture sono: gli uccelli segretari con un calo dell’85 per cento e l’aquila marziale, con un calo del 90 per cento. 

“Questo è un campanello d’allarme, stiamo osservando la drastica diminuzione di specie iconiche africane, e ciò potrebbe comportare importanti ricadute su tutto l’ecosistema”, ha commentato Darcy Ogada, direttrice del programma Peregrine Fund e autrice dello studio.

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