Egitto, Rsf denuncia campagne contro i giornalisti

di AFRICA

di Tommaso Meo

Presentatori televisivi filo-governativi e giornali statali in Egitto sono in prima linea in una “campagna contro il giornalismo”, ha accusato Reporter senza frontiere (Rsf). L’organizzazione non governativa che difende la libertà d’informazione e in diritti dei giornalisti in un rapporto di 27 pagine intitolato “I burattini del presidente” Abdel Fattah Al-Sisi, ha affermato che i giornalisti egiziani stanno operando in un “ambiente di lavoro insostenibile”, di fronte a “campagne di odio, denigrazione e diffamazione”.

Lo Stato egiziano, secondo l’ong, si è reso responsabile di sponsorizzare questi attacchi,” con la complicità di presentatori famosi e mass media”, in un Paese in cui i conduttori di talk show popolari modellano l’opinione pubblica, ha affermato Sabrina Bennoui di Rsf in una nota.

I servizi di sicurezza egiziani sono diventati “il secondo attore nel panorama dei media”, attraverso una holding che ha acquisito “circa il 17%” dei media, scrive Rsf. Queste testate realizzano quelle che Rsf ha chiamato campagne mediatiche “coordinate” in cui “i presentatori famosi diffamano i giornalisti sui canali televisivi” davanti ai 103 milioni di spettatori.

Rsf porta l’esempio di Ahmed Moussa, opinion leader televisivo e fervente difensore del governo. Nel suo show, Ala Masouliti, Moussa ha attaccato duramente diversi giornalisti controcorrente come il reporter di Al Jazeera Yosri Fouda.

L’Egitto è regolarmente condannato per i suoi precedenti sui diritti umani, con gruppi per i diritti umani che affermano che attualmente ci sono 60.000 prigionieri politici in custodia, molti accusati di “diffusione di notizie false”. Secondo Rsf, alcuni giornalisti di spicco hanno essi stessi svolto un ruolo chiave nella repressione, mettendo da parte “la loro etica” per diventare “ferventi difensori del governo”.

Quando non sono accusati di appartenenza al partito politico dei Fratelli Musulmani – messo al bando da anni nel Paese – i giornalisti dissidenti sono accusati di essere “agenti stranieri”, di incitare “alla dissolutezza”, o di voler “seminare il caos”, accuse vaghe che spesso si traducono in lunghe detenzioni, ha detto Rsf.  Il lavoro di Rsf, potendo contare su quattro testimonianze di giornalisti presi di mira, ha evidenziato l’aspetto coordinato di queste campagne mediatiche, che seguono lo stesso schema.

L’Egitto, dove almeno 20 giornalisti sono dietro le sbarre, è attualmente al 168esimo posto su un totale di 180 Paesi nell’indice della libertà di stampa di Rsf.

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