Ecovacanze tra le lagune del Senegal

di Diego Fiore
Keur Bamboung 12
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Sospeso tra terra e mare su un’isola protetta dalle mangrovie, il campeggio Keur Bamboung offre l’opportunità di scoprire (e preservare) una regione di straordinario interesse naturalistico. Con beneficio per tutti

Il Delta del Sine Saloum è un paradiso naturale – dichiarato Riserva Mondiale della Biodiversità dall’Unesco – situato a un centinaio di chilometri a sud di Dakar. Il paesaggio è caratterizzato da un intricato labirinto di canali e di bolong (termine senegalese che descrive i tipici bracci di mare della regione). Le pigre acque dei fiumi Sine e Saloum si mischiano al flusso delle maree atlantiche, creando un ecosistema del tutto particolare, dominato da mangrovie e baobab e caratterizzato da una notevole varietà faunistica.

Ecoturismo comunitario

In questo splendido ecosistema, nel 2001 è stata creata l’Area marina protetta di Keur Bamboung: un territorio sospeso fra terra e acqua, affidato alla cura delle comunità locali. Per contrastare lo sfruttamento intensivo della pesca che minacciava un disastro ambientale, infatti, quattordici villaggi costieri del distretto di Toubacouta hanno deciso di associarsi con una missione: tutelare il prezioso e delicato patrimonio naturale. È nata così l’idea di creare una struttura per ospitare i turisti interessati a visitare la riserva marina e poter avere una fonte di entrate per garantirne la salvaguardia.

Nel 2003 è stato inaugurato Keur Bamboung (la parola keur, in lingua wolof, significa “casa”): un campeggio formato da una dozzina di bungalow su un’isoletta nei pressi del villaggio di pescatori di Sipo. Soggiornare qui significa sostenere concretamente un’esperienza comunitaria di ecoturismo – alternativa ai resort di lusso e ai villaggi vacanza – e immergersi totalmente in un ambiente incontaminato, condividendo la vita della popolazione locale. I proventi vengono utilizzati per preservare l’oasi, promuovere il turismo e realizzare opere di interesse collettivo, come pozzi e dispensari. Un modo concreto per promuovere lo sviluppo sociale, economico e naturalistico della regione.

 

La regina di Sipo

Raggiungere il campement è già di per sé un’esperienza: si percorre la strada statale che porta verso il Gambia, per poi imboccare una pista sterrata lunga cinque chilometri, al termine della quale si trova l’imbarco della piroga che porta a Sipo. Qui la mattina non è raro avvistare qualche famiglia di scimmie e, se si ha fortuna, si possono anche vedere delle manguste. Accanto al molo si trova la reception di Keur Bamboung dove il simpatico Mamadou accoglie i visitatori e li fa accomodare nella canoa – il solo mezzo di trasporto disponibile per raggiungere Sipo e il campement.

Il tragitto dura una ventina di minuti e si dipana tra stretti canali circondati da mangrovie. Tra le radici degli alberi trovano rifugio ostriche e pesci, ma anche aironi e cormorani che volano via infastiditi dal rumore del motore. Se la marea è bassa, si possono scorgere gruppi di donne intente a raccogliere vongole e molluschi. Una volta approdati al villaggio, è buona norma recarsi a salutare – eventualmente omaggiare con un piccolo regalo – la regina di Sipo, al secolo Fatou Mané, un’anziana ma arzilla signora di etnia mandingo che molti anni fa arrivò qui con il marito e fondò il villaggio. Oggi tutti gli abitanti di Sipo sono suoi nipoti o pronipoti.

Semplice ma accogliente

Per raggiungere Keur Bamboung bisogna percorrere per circa due chilometri un sentiero sabbioso che s’infila nella vegetazione (c’è un servizio di trasporto bagagli tramite carretto trainato da un asino). Il campement, situato a pochi metri dall’ansa di un grande bolong, dispone di bungalow costruiti con materiali locali: mattoni di terra seccati al sole, tetti di paglia e legno di alberi della zona. Sono molto semplici ma dotati di tutto il necessario: letti comodi, coperte (la sera fa fresco), zanzariere, un paio di lampadine e asciugamani.

La gran parte delle casette ha il bagno, mentre per un paio i servizi sono attigui, all’aperto (una piccola scomodità, ma farsi la doccia la sera sotto un cielo stellato è un’esperienza impagabile). Ogni alloggio è dotato di pannelli solari per l’illuminazione serale e di cisterne indipendenti per l’acqua. Al centro del campeggio, un boungalow… più grande funge da ristorante, bar e punto di ritrovo.

Il regno delle ostriche

Soggiornare nel campement vuol dire immergersi in un’oasi di pace dove il tempo è scandito dall’avvicendarsi delle maree: durante la giornata l’acqua assume un colore blu o verde a seconda che prevalga la corrente dell’oceano o dei fiumi. Granchi e varani vagano sulla spiaggia.

Keur Bamboung è l’ideale per rilassarsi, ma offre anche alcune interessanti attività, tutte organizzate e gestite da guide locali. Gente come Biram: distinto signore sulla sessantina, vero esperto della fauna e della flora della regione, ha un particolare interesse per gli uccelli, di cui conosce ogni segreto. Assieme a lui si può effettuare un’escursione naturalistica a piedi: approfittando della bassa marea si cammina nel letto di un bolong, con l’acqua che arriva alle cosce, passando letteralmente dentro le mangrovie, mentre la guida spiega l’affascinante ciclo vitale delle ostriche. Queste con l’alta marea si aprono per poter catturare il cibo, mentre con la bassa marea si chiudono di scatto, producendo un caratteristico “clac” che risuona per tutta la foresta.

Spettacolo della natura

Un’altra bella attività è la gita in kayak: sempre accompagnati dalla guida si può remare in mezzo ad alcuni bolong e sentirsi come in un film d’Indiana Jones, alcuni di questi infatti sono talmente stretti che l’unico modo per avanzare è spingendosi sui rami. Avvistare aironi, pellicani, martin pescatori e molti altri uccelli è una certezza; meno probabile, ma pur sempre possibile, è vedere il mitico lamantino, il simbolo dell’Area marina protetta, un animale notturno e piuttosto schivo, nonostante le ragguardevoli dimensioni. In genere però si possono vedere alcuni indizi del suo passaggio: le foglie di mangrovia più vicine alla superficie, infatti, spesso portano evidenti segni di morsi. Non è un caso che il lamantino venga chiamato pure “mucca di mare”.

Alla sera è consigliabile raggiungere il réposoir des oiseaux, luogo di ritrovo notturno per gli uccelli della regione. Il tragitto in piroga dura un’ora. Sbarcati sull’isola di Diorom-Boumak, si cammina su un sentiero di conchiglie fino a raggiungere il punto più alto e godere della fantastica vista sul circondario. Al crepuscolo, questo rifugio di gusci e mangrovie diventa il riparo per una moltitudine impressionante di uccelli di varie specie. Non resta che rimanere in religioso silenzio ad ammirare lo spettacolo e ad ascoltare lo schiamazzo dei volatili che si contendono qualche ramo o litigano per una posizione più riparata. Il tramonto sulla foresta di mangrovie è esattamente quello che uno si aspetta quando viene in Africa. Indimenticabile.

(testo di Francesco Ricapito – foto di Raphaël Fournier)

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