È morto Ketumile Masire, il Presidente che ha costruito il Botswana

di Enrico Casale
Ketumile Masire

Il Botswana è in lutto. Nel fine settimana è morto, all’età di 91 anni, Ketumile Masire. Agli italiani questo nome dirà poco. Nel nostro Paese non era molto conosciuto. Ketumile Masire è stato prima vicepresidente (1966-1980) e poi presidente del Botswana (1980-1998), nonché un grande mediatore nelle crisi africane.

Era nato il 23 luglio 1925 a Kanye, in quello che allora era il Protettorato del Bechuanaland, uno dei tanti possedimenti della Corona britannica nell’Africa australe. Nel 1966 il suo Paese diventa indipendente. A guidarlo è Seretse Khama, il re locale diventato presidente e la cui storia d’amore con Ruth Williams è stata immortalata nel film «A United Kingdom». Ketumile Masire decide di impegnarsi in politica e diventa vicepresidente e ministro delle Finanze. Carica che ricopre fino al 1980 quando Seretse Khama muore.

La sua esperienza di governo lo porta alla presidenza. È lui a guidare la nazione verso uno sviluppo che fa perno sulle importanti risorse minerarie a disposizione del Paese (in particolar modo i diamanti). La buona gestione del potere garantisce alla nazione anche la stabilità. Quella stabilità che, negli anni Settanta e Ottanta, manca all’Africa australe, scossa dalle guerre in Angola, Namibia, Mozambico, Zimbabwe.

Ketumile Masire partecipa a numerose iniziative di mediazione in Kenya, Lesotho, Swaziland e Repubblica democratica del Congo. Ma, soprattutto, svolge un ruolo importante nella lunga crisi del Mozambico (che terminerà nel 1992). Da sempre, come il suo predecessore Seretse Khama, si schiera contro l’apartheid e ogni tipo di discriminazione. Per questo motivo, con molta discrezione e altrettanta determinazione, appoggia i movimenti che in Sudafrica e nell’allora Rhodesia di battono contro ogni forma di discriminazione razziale.

Dopo 18 anni come presidente, nel 1998 lascia il potere. Nel momento in cui abbandona, il Botswana è una delle nazioni più ricche e stabili dell’intero continente. Abbandona il potere, ma non la politica. Viene ancora chiamato a mediare in molte crisi. Fa parte anche del panel chiamato a indagare sulle cause e sui responsabili del tremendo genocidio ruandese.

In segno di rispetto, il Botswana ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale.

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