Ciad, Yaya Dillo Djerou riesce a sfuggire all’assedio dell’esercito

di Stefania Ragusa
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L’oppositore ciadiano Yaya Dillo Djerou sarebbe stato stato esfiltrato dalla sua abitazione di N’Djamena da parenti che lo hanno portato in salvo: lo ha detto a Radio France Internationale uno dei suoi fratelli, Ousmane Dillo. L’operazione sarebbe avvenuta ieri intorno alle 18:00 ora locale, mentre regnava confusione nel quartiere, preso d’assalto da mezzi blindati militari che circondavano la casa di Dillo. Alle interrogazioni su come, nonostante questo dispositivo l’oppositore sia potuto scappare via, alcuni indicano la volontà delle autorità di non aggravare la situazione, dopo la morte della madre e di un nipote dell’avversario. Lo stesso Dillo aveva denunciato ieri l’uccisione di sua madre, di un figlio e di altri tre membri della famiglia.

Dillo è imparentato con il presidente Idriss Deby Itno. Secondo voci, i dissensi e le violenze di ieri hanno creato tensioni all’interno della loro tribù, gli zaghawa e, tra l’esercito, cosa che il portavoce del governo Cherif Mahamat Zene, smentisce.

Candidato dichiarato alle elezioni presidenziali dell’11 aprile, Yaya Dillo Djerou è destinatario di due mandati di arresto a seguito di una denuncia presentata nel maggio 2020 dalla first lady, Hinda Deby Itno, e dalla sua Fondazione Grande Cuore per diffamazione e insulti. L’avversario politico aveva denunciato sui social un accordo firmato tra la Fondation Grand Coeur e il governo nell’ambito della lotta all’epidemia di coronavirus. Ex ministro delle Miniere e dell’Energia ed ex consigliere presso la presidenza della Repubblica, Dillo aveva denunciato un “conflitto di interessi” in un video divenuto poi virale. Secondo Dillo Djerou, la fondazione abusa delle prerogative di alcuni ministeri, soprattutto nei settori della sanità e dell’istruzione.

Secondo il sito di Jeune Afrique, a seguito di tale denuncia, Dillo è stato sospeso, l’11 maggio 2020, dalle sue funzioni di rappresentante ciadiano presso la Commissione economica e monetaria dell’Africa centrale (Cemac) per “mancanza di neutralità e violazione del diritto di riserva”. Sotto la pressione di N’Djamena, e in particolare della vicepresidente della Commissione, Fatima Haram Acyl, sorella di Linda Déby Itno, è stato licenziato il 6 luglio.

L’avvicinarsi delle elezioni, in programma l’11 aprile, suscita proteste e critiche da parte dell’opposizione che cerca un cambiamento ma non riesce ad allearsi per presentarsi compatta davanti a un avversario che gode di ampi sostegni regionali e internazionali.

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