Caso Onnoghen in Nigeria. Disputa a pochi giorni dal voto

di Marco Simoncelli

Ieri i giudici del Tribunale di buona condotta (Cct) nigeriano hanno emesso un mandato di arresto nei confronti del presidente della Corte suprema, Walter Onnoghen, già sospeso dal Capo dello Stato Muhammadu Buhari con l’accusa di “parzialità” lo scorso 26 gennaio. Al termine dell’udienza la Corte, creata per giudicare su questioni etiche, ha chiamato l’imputato a comparire nuovamente venerdì.

La decisione dei giudici arriva a pochi giorni dalle elezioni presidenziali che si svolgeranno sabato e che si preannunciano particolarmente tese. Onnoghen è stato sospeso da Buhari per la presunta violazione delle norme sulla dichiarazione dei redditi che avrebbe commesso prima di entrare in carica nel 2017, ed è stato sostituito con il giudice Ibrahim Tanko Mohammed.

La decisione di Buhari era stata accolta con preoccupazione da parte di Unione europea, Stati Uniti e Regno Unito, secondo cui questa potrebbe “gettare un’ombra sul processo elettorale” in vista delle elezioni presidenziali di sabato. Anche il relatore speciale delle Nazioni Unite per l’indipendenza dei giudici e degli avvocati, Diego Garcia-Sayan, qualche giorno fa ha dichiarato che la decisione di Buhari di sospendere dalle sue funzioni Onnoghen viola gli standard internazionali sull’indipendenza della magistratura e la separazione dei poteri.

L’apprensione e il nervosismo nascono dal fatto che meno di 24 ore prima dell’annuncio della rimozione di Onnoghen dalla presidenza della Corte suprema da parte di Buhari, il magistrato era stato designato per investire i membri dei tribunali elettorali.

Secondo i partiti d’opposizione il Presidente in carica starebbe conducendo una caccia alle streghe contro i suoi avversari in nome della lotta alla corruzione. Onnoghen è infatti notoriamente critico nei confronti del potere attuale e, secondo molti osservatori, sarebbe stato un problema per Buhari se si fosse trovato a risolvere eventuali controversie nelle prossime elezioni.

Nel delicato contesto del voto che il 16 febbraio chiamerà 82 milioni di nigeriani (più della metà di età compresa tra i 18 e i 35 anni) ad esprimersi per eleggere il nuovo presidente della Repubblica e i membri del parlamento, il caso Onnoghen, unito ad altre scelte come la nomina in seno alla Commissione elettorale di una nipote di Buhari, hanno fagtto aumentare le polemiche. Le elezioni nigeriane hanno sempre fatto emergere le divisioni etniche e religiose presenti nel paese, oltre che la tensione fra il sud cristiano, relativamente ricco, e il nord musulmano, molto povero. Tutto ciò può concretizzarsi in proteste, violenze e scontri, prima, durante e dopo il voto, come già accaduto nel 2011 e nel 2015.

A contendere la più alta carica al presidente uscente ci saranno ben 72 candidati, in quelle che saranno le seste elezioni dal ritorno della Nigeria al multipartitismo avvenuto nel 1999. Il principale sfidante sarà Atiku Abubakar, candidato con il principale partito d’opposizione il Partito popolare democratico (Pdp). Anche lui musulmano del nord, di etnia fulani, è un imprenditore e si è arricchito tramite le sue attività nel settore petrolifero.

Ieri Buhari e Abubakar hanno firmato un “patto di pace” elettorale per prevenire violenze in vista del voto. Non resta che sperare venga rispettato.

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