Burkina Faso: che cosa è accaduto ai tre europei uccisi?

di Valentina Milani
soldato del burkina faso
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Si moltiplicano le testimonianze e gli omaggi al reporter spagnolo David Beriain, 43 anni, al collega  cameraman Roberto Fraile, 47 anni, e all’esperto di lotta al bracconaggio Rory Young, nato in Zambia con passaporto irlandese. Tutti erano abituati a scenari rischiosi: Beriain era un noto e pluri-premiato realizzatore di documentari, tra cui Clandestino- Mafie italiane, sulla produzione, il traffico e lo spaccio internazionale di droga, diversi lavori sul gruppo armato colombiano delle Farc;  Fraile aveva lavorato in diversi luoghi di conflitti, tra cui la guerra civile in Siria dove rimase anche ferito nel 2012. Rory Young, “è una leggenda”, ha detto ad Africa Rivista/InfoAfrica la Elite Anti Poaching Units and Combat Trackers, gruppo specializzato nella lotta al bracconaggio nei parchi naturali, in particolare nel Virunga. “Rory ha vissuto in azione. È morto in azione. Rory ci lascia in eredità il suo lavoro in tutta l’Africa per addestrare i futuri ranger a difendere la fauna selvatica”, ha detto un portavoce delle ecoguardie.

Intanto, giungono nuovi particolari sulla dinamica dell’attacco mortale di lunedì 26 aprile, nell’est del Burkina Faso. La corrispondente a Ouagadougou di Ouest France e di Le Monde, Sophie Douce, ha parlato con un soldato sopravvissuto, secondo il quale sono durati ben tre ore e cinque minuti i combattimenti tra la pattuglia e un gruppo armato. Inizialmente dati per dispersi, i tre europei sono stati trovati morti sull’asse che collega le città di Fada e Pama, i loro corpi crivellati di pallottole, secondo le foto mostrate alla stampa.

Il convoglio, composto da soldati burkinabé e da rangers, avrebbe effettuato la sua prima operazione lunedì, dopo sei mesi di addestramento fornito dalla Chengeta Wildlife, la società co-fondata da Rory Young. La missione consisteva nel “pattugliare la foresta e verificare la presenza di animali selvatici, seguendo le orme degli elefanti”, ha riferito alla corrispondente il soldato ferito.

Lunedì mattina, il convoglio, composto da “trenta” soldati, formatori dell’ong e due giornalisti, è partito da Natiaboani, nei pressi della riserva naturale di Pama, in “due pick-up sormontati da mitragliatrici Pkms” e una scorta di “dodici motociclette”. A Sophie Douce, il soldato ferito ha raccontato che “erano circa le 9.00, mentre sprofondavamo nella foresta quando ci siamo imbattuti in un una base di terroristi. C’era una bandiera nera con un’iscrizione in arabo, erano molto numerosi e molto attrezzati”, ha detto il soldato. La pattuglia si è ritrovata intrappolata, con i giornalisti nel secondo pick-up del convoglio. I soldati reagiscono e cercano di ripiegare, ma di fronte, gli aggressori sono pesantemente armati. “Ci hanno circondati, avevano armi, sono riusciti persino a prendere uno dei nostri veicoli per mitragliarci”, continua la stessa fonte. Gli europei sono scesi dal veicolo per cercare di scappare nella foresta, è lì che si sono persi. È difficile stabilire la posizione esatta dell’attacco che ha lasciato anche sei feriti nei ranghi della pattuglia. La ministra degli Esteri spagnola Arancha Gonzalez Lara ha detto martedì che il collegamento con il gruppo è andato perso “alle 15.30” in “un parco naturale situato al confine tra Burkina Faso e Benin”.

La regione orientale del Burkina Faso, formalmente scoraggiata e classificata come “rossa” dalle cancellerie occidentali, è nota per la sua pericolosità. Dal 2018 in questa vasta e isolata area forestale si ripetono agguati, rapimenti e attacchi con ordigni esplosivi.

Una fonte di Africa Rivista/InfoAfrica, che preferisce rimanere anonima per motivi di sicurezza, era al corrente della missione, che aveva ritenuto poco preparata dal punto di vista della sicurezza. Una visione condivisa da diversi esperti di sicurezza che denunciano una “scarsa analisi dei rischi”, secondo la corrispondente francese a Ouagadougou. “Secondo diversi residenti, raggiunti telefonicamente, intere aree sono fuori dal controllo statale e sono diventate un crocevia di trafficanti, cercatori d’oro illegali e vari gruppi armati”, scrive Douce.

“Avevamo informato il nostro capo che ci mancavano i mezzi, ci avevano promesso carri armati che non arrivavano mai”, denuncia il soldato ferito, rimpatriato a Ouagadougou.

Per sostenere i silvicoltori, mal equipaggiati e scarsamente addestrati di fronte all’estensione della minaccia terroristica nella regione, le autorità burkinabé hanno lanciato nel 2019 il progetto “Fomek”, finanziato dall’Unione Europea, a sostegno della gestione sostenibile delle aree forestali nel bacino di Mékrou e della creazione di una brigata mista anti-bracconaggio.

Nel luglio 2020 è stato firmato un quadro tripartito, tra il corpo forestale, l’esercito e un consorzio di ong, di cui Chengeta Wildlife fa parte. Sul suo sito web, l’organizzazione con sede negli Usa, che forma anche ranger in Mali, Repubblica Centrafricana e Malawi, si presenta come “pioniera di un approccio anti-bracconaggio basato sull’intelligence”. Chengeta Wildlife, si legge, si impegna a trasmettere le conoscenze, le abilità e le capacità per consentire alle unità anti-bracconaggio di mantenere e perfezionare le competenze dopo la partenza degli addestratori.

(Céline Camoin)

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