Afrobarometer: “Africani scambierebbero libertà per sicurezza”

di Marco Simoncelli
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Secondo un importante sondaggio continentale condotto dal gruppo di ricerca Afrobarometer e pubblicato nei giorni scorsi, gli africani sarebbero disposti a rinunciare alla loro libertà di spostarsi dove vogliono e di dire quello che pensano, e sarebbero disposti a essere sorvegliati se ciò garantisse loro maggiore sicurezza.
La ricerca di Afrobarometer si basa campioni dell’opinione pubblica di 34 Paesi. Circa 4523 persone sono state intervistate tra settembre 2016 e settembre 2018, e i ricercatori hanno iniziato a raccogliere opinioni in 20 di quei Paesi 10 anni fa.
Nei risultati dello studio viene scritto che «le tendenze continentali puntano verso i maggiori vincoli alle libertà da parte dei governi e una maggiore tolleranza pubblica per tali vincoli». Molte di queste limitazioni sarebbero «alimentate in parte dai timori di insicurezza, instabilità e violenza estremista», aggiungono i ricercatori.

Ecco le cinque scoperte chiave dello studio:

1. Molti africani sono disposti a scambiare libertà per sicurezza
Lo studio suggerisce che dare un’opzione tra libertà o sicurezza sia una strategia usata dai governi per persuadere le persone ad accettare restrizioni alla libertà. Il sondaggio di Afrobarometer ha svelato che questo si è dimostrato un argomento convincente perché sempre più persone sono pronte a scambiare la libertà per spostarsi verso un Paese più sicuro. La maggioranza degli intervistati, 62%, è disposta ad accettare il coprifuoco e i blocchi stradali nell’interesse di una maggiore sicurezza.
Questa tendenza si è manifestata in modo importante in Madagascar, dove circa l’83% degli intervistati concorda con la dichiarazione: «Di fronte alle minacce alla sicurezza pubblica, il governo dovrebbe essere in grado di imporre il coprifuoco e istituire speciali blocchi stradali per impedire alle persone di muoversi».

2. Pochi africani si sentono liberi di dire ciò che pensano
In quasi tutti i Paesi esaminati, c’è stato un calo nel numero di persone che sentono di poter dire ciò che pensano. Circa i due terzi degli intervistati (68%) hanno affermato che le persone devono «spesso» «sempre» fare attenzione a ciò che dicono sulla politica.
Il Paese dove c’è stato il più grande aumento di timore percepito in questo senso è il Mali, secondo lo studio, che individua anche lo Zambia e la Tanzania come due Paesi in cui c’è stato un significativo declino del numero di persone che dicono di sentirsi libere di dire quello che pensano.

3. Un numero significativo di africani è disposto a consentire il monitoraggio delle proprie comunicazioni private
Circa il 43% degli intervistati è disposto ad accettare il controllo da parte del governo nell’interesse della sicurezza.
Anche qui il Mali si è distinto. Circa il 75% degli intervistati nel Paese del Sahel concorda con la dichiarazione secondo cui il governo dovrebbe essere in grado di monitorare le comunicazioni private, ad esempio sui telefoni cellulari, per assicurarsi che le persone non stiano complottando e progettando atti rivoltosi.

4. Meno africani si preoccupano del diritto di associazione
Il sondaggio rivela un calo nel sostegno al “diritto di associarsi liberamente”. Si intende il diritto di formare e far parte di un sindacato, di un partito politico o di qualsiasi altra associazione o gruppo volontario. Più semplicemente si tratta del diritto necessario ad avviare un gruppo di protesta, come quelli che hanno recentemente estromesso leader autoritari di lunga data in Sudan e in Algeria.
Circa il 61% delle persone intervistate concorda con la dichiarazione: «Dovremmo essere in grado di unirci a qualsiasi organizzazione, indipendentemente dal fatto che il governo lo approvi». Ciò rappresenta un leggero calo nel sostegno alla libertà di associazione rispetto al 66% di un decennio fa registrato in 20 Paesi. Qui è stato lo Zimbabwe ad aver visto un declino «significativo» nel sostegno alla libertà di associazione.

5. Il sostegno alla libertà religiosa è equamente diviso
Le persone sono equamente divise sulla libertà di religione in Africa. Il 49% sostiene la completa libertà e il 47% si dice disposto a tollerare limiti imposti dal governo sulle tematiche religiose.
I livelli più bassi di sostegno alla libertà religiosa sono stati registrati in Tunisia e Mali. Più del 70% delle persone intervistate in questi due Paesi concorda con l’affermazione che «il governo dovrebbe avere il potere di regolamentare ciò che viene detto nei luoghi di culto, specialmente se i predicatori o le congregazioni minacciano la sicurezza pubblica».

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