Giornata della memoria, la presenza ebraica in Africa non è morta

di Paolo Costantini
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Jews who live on the island of DjerbaOggi in tutto il mondo si celebra la Giornata della memoria in ricordo degli ebrei morti nei campi di concentramento tedeschi. In questa occasione, vogliamo ricordare gli ebrei africani che, sebbene ormai in numero ridotto rispetto al passato, rappresentano ancora una presenza viva in molti Paesi del continente. Le comunità più grandi sono attive in Marocco, Tunisia e Sudafrica. Altre più piccole in Botswana, Egitto, Kenya, Lesotho, Namibia, Swaziland, Zambia e Zimbabwe.

La presenza in Africa è millenaria. Se facciamo eccezione per le vicende bibliche legate alla cattività in Egitto e alla fuga con Mosè verso la Terra promessa, le testimonianze delle prime comunità ebraiche risalgono al V secolo a.C. Arrivarono poi migliaia di ebrei in due ondate: dopo la caduta del secondo Tempio (70 d.C.) e dopo la cacciata degli ebrei dalla Penisola iberica (1492). Le comunità vivevano a contatto con le popolazioni arabe e berbere. Con queste ultime instaurarono ottimi rapporti. Gli arabi invece consideravano gli ebrei cittadini di seconda classe e, come tali, con meno diritti rispetto ai musulmani.

Fiorenti comunità si crearono però in Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Marocco. Gli ebrei avevano assunto gran parte dei costumi locali e gestivano i commerci e il piccolo artigianato. Con la colonizzazione dell’Africa australe, sorsero comunità anche in Sudafrica e Rhodesia (l’attuale Zimbabwe). La fine della colonizzazione (britannici, francesi e italiani protessero gli ebrei e li impiegarono nelle loro amministrazioni coloniali) e la nascita dello Stato di Israele portò a un processo di emigrazione degli ebrei verso la Palestina, l’Europa e gli Stati Uniti.

Sono così scomparse le comunità libica e algerina e, in Nordafrica attualmente vivono ancora ottomila ebrei in Marocco, quattromila in Tunisia e un centinaio in Egitto. In Sudafrica, dove verso la fine degli anni Quaranta, abitavano 120mila ebrei, oggi sono ridotti alla metà. Forte però è stato il loro contributo nella lotta contro l’apartheid a fianco dell’Anc di Nelson Mandela.

Storia a parte quella degli ebrei etiopi (Beta Israel o, più comunemente, falasha). Le loro origini sono sconosciute, ma per secoli hanno rappresentato una comunità fortissima, anche se repressa dai negus cristiani. Negli anni Ottanta, due grandi ponti aerei organizzati da Gerusalemme, portarono gli ebrei etiopi in Israele. E oggi non ci sono più ebrei in Etiopia.

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