23/05/14 – Libia -Guerra rialimenta esodo verso Tunisia

di AFRICA

 

Il precipitare della situazione in Libia, dopo l’offensiva scatenata dal generale Khalifa Haftar, sta spingendo migliaia di libici a scappare verso la Tunisia.

Solo nelle ultime ore, secondo quanto riferito dal corrispondente locale di Radio Mosaique, dal posto di frontiera di Ras Jedir sono transitati almeno settemila libici, provenienti dalle aree di Tripoli e da Bengasi, interessate dall’offensiva delle milizie guidate da Haftar.

Ras Jedir è il posto di frontiera che è stato maggiormente utilizzato dai libici diretti in Tunisia nei giorni più drammatici della guerra civile. Un flusso che, in sostanza, non s’è mai completamente arrestato (nemmeno quando, sul versante libico, soldati lealisti e miliziani hanno combattuto per giorni per il controllo del valico), sia pure calando molto di intensità con l’apparente stabilizzarsi della situazione in Libia.

L’arrivo di libici in Tunisia attraverso il valico di Ras Jedir sino a pochi giorni fa era contenuto in numeri normali (in molti scelgono la Tunisia per le sue strutture sanitarie), ma, con il degrado della situazione soprattutto a Bengasi, ha ripreso forza. Tanto che, ieri, i vertici della Guardia nazionale tunisina – cui tocca il compito di garantire la sicurezza delle zone di frontiera – si sono spostati a Ras Jedir per verificare lo stato di efficienza del dispositivo di controllo del confine ed evitare che la situazione possa precipitare.

Quanto sta accadendo in queste ore a Ras Jedir (peraltro teatro, nei mesi scorsi, di incidenti anche sanguinosi, in cui sono rimasti coinvolti contrabbandieri tunisini e guardi di confine libiche) in qualche modo ha fatto riesplodere i timori per la situazione che si potrebbe determinare con la ripresa degli arrivi di libici, che, secondo alcune fonti, avrebbero costituito in Tunisia, dopo la guerra civile, una comunità di profughi, più o meno temporanei, di oltre due milioni di persone. Per questo, sulla rete, in molti chiedono al governo di Tunisi un atto di fermezza, con la chiusura delle frontiere e, quindi, con la riaffermazione della sovranità tunisina. In questa richiesta giocano molto i sempre problematici rapporti tra tunisini e libici, cui spesso sono accreditati atteggiamenti arroganti, soprattutto da parte dell’alta borghesia arricchitasi nei decenni del regime di Muammar Gheddafi e che, con la guerra civile, è arrivata a Tunisi con valige piene di soldi, spesi a piene mani in resort di lusso e alberghi a cinque stelle, in un esilio dorato che, per migliaia di loro, dura ancora. (ANSAmed).

 

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