08/01/14 – Africa – Cristiani, Egitto e Siria tra paesi più pericolosi

di AFRICA
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Le persecuzioni contro i cristiani nel mondo nel 2013 sono aumentate, soprattutto in Africa e nei Paesi protagonisti della cosiddetta ‘primavera araba’. E’ il preoccupante bilancio tracciato dall’Ong Portes Ouvertes, nel suo Indice mondiale annuale, che individua i 50 Paesi al mondo più repressivi verso i cristiani.

In testa alla poco lusinghiera classifica resta saldamente la Corea del Nord, unica a meritare il colore nero della ‘persecuzione totale’. Alle sue spalle, due Paesi spesso al centro di tragiche cronache di guerra, la Somalia e la Siria, in cui le condizioni di guerra civile hanno lasciato campo libero alle milizie di estremisti islamici.

La situazione siriana, in particolare, si è fortemente deteriorata rispetto agli anni precedenti: ”Tra la guerra civile e la crescente influenza degli jihadisti in seno alle forze d’opposizione, i cristiani sono diventati un gruppo estremamente vulnerabile – spiega il rapporto di Portes Ouvertes – sottomessi a pressioni legate alla loro fede in tutti gli ambiti della loro vita”.

Questa situazione si traduce in una lunga lista di episodi di violenza anti-cristiana, che per il 2013 portano la Siria ai primi posti nel mondo per le persecuzioni: prima per cristiani uccisi (1.213, oltre il doppio rispetto alla seconda classificata, la Nigeria), quarta per fatti violenti di persecuzione (83 episodi), terza per distruzioni di chiese (78).

La tensione intorno al conflitto siriano inoltre, sottolinea lo studio, ”sta destabilizzando i Paesi vicini come l’Iraq e anche la Giordania, fino a oggi piuttosto calmi”, e sta intensificando la tendenza per cui ”in tutto il Medio Oriente la situazione si polarizza sempre più, con un Islam che si radicalizza”.

Altro Paese in cui la situazione diventa sempre più preoccupante è l’Egitto, agitato da ripetuti disordini dopo il rovesciamento del regime guidato da Hosni Mubarak nel 2011. La terra delle piramidi nel 2013 è stata prima al mondo sia per numero di atti violenti di persecuzione (167) sia per il numero di distruzioni e chiusure di chiese (492).

Cifre che risultano ancora più impressionanti se si tiene conto che, come precisa Portes Ouvertes nelle note del rapporto, ”un atto violento di persecuzione può corrispondere a un solo o più problemi… per esempio, l’attacco contro decine di chiese e negozi cristiani in Egitto, nell’agosto 2013, è considerato come un solo atto di persecuzione”.

La brutta sorpresa dell’anno, però, è il netto peggioramento della situazione in Repubblica Centrafricana, che per la prima volta fa in suo ingresso nella classifica, balzando subito al 16/o posto. Colpa delle ”terribili violenze” innescate dal colpo di Stato del marzo 2013 ad opera delle milizie di Seleka, gruppo musulmano in un Paese a maggioranza cristiana.

”Come il Mali l’anno scorso – rileva Portes Ouvertes – la Repubblica Centrafricana ci mostra come un Paese relativamente stabile possa scivolare rapidamente nel caos, e come una popolazione cristiana possa ritrovarsi bruscamente alle prese con violenze che ricordano il genocidio”. * Chiara Rancati  – (ANSAmed).

 

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