01/07/13 – Tanzania – Obama a Dar es Salaam, ma dopo i cinesi

di Mario

“Dopo i cinesi arrivano gli americani” dice alla MISNA Deogratias Mushi, giornalista del Daily News di Dar es Salaam, poco prima dell’atterraggio dell’Air Force One di Barack Obama nella capitale economica della Tanzania. In città, assicura, il primo presidente nero degli Stati Uniti sarà accolto meglio che a Soweto.

Nel sobborgo alle porte di Johannesburg, simbolo della lotta contro il regime di apartheid in Sudafrica, Obama è stato applaudito ma anche contestato. Non è dunque bastato l’omaggio a Nelson Mandela, definito “un eroe per il mondo intero”, né la visita al carcere di Robben Island dove Madiba ora malato trascorse 18 anni. Il presidente, questa l’accusa, avrebbe fatto troppo poco per l’Africa e troppo poco sarebbe cambiata la politica americana nel mondo, sempre più interessata a tutelare il tornaconto nazionale che i diritti umani.

Proprio in Sudafrica, però, Obama ha annunciato un’iniziativa che potrebbe aiutare l’area sub-sahariana. Il governo americano, ha detto il presidente, è pronto a investire sette miliardi di dollari nella produzione e nella distribuzione di energia elettrica in Africa. A beneficiare del progetto, all’avanguardia da un punto di vista ambientale, dovrebbero essere Kenya, Uganda, Etiopia, Ghana, Nigeria, Sud Sudan e Tanzania. In questo paese, terza e ultima tappa del suo viaggio africano, oggi Obama arriva con 700 imprenditori. Alcuni lo accompagneranno nella visita alla centrale a gas di Ubango, alle porte di Dar es Salaam. Qui il presidente americano preciserà i modi, i tempi e gli obiettivi del piano energetico degli Stati Uniti. Un piano, sottolineano fonti della MISNA in Tanzania, sul quale governo e imprenditori locali puntano molto. “Durante la visita – dice Mushi – è attesa la firma di numerosi accordi bilaterali, non solo in materia di energia”.

In diversi, d’altra parte, evidenziano come Obama arrivi a Dar es Salaam pochi mesi dopo il presidente cinese Xi Jinping. The East African, uno dei periodici più autorevoli dell’area sub-sahariana, ha titolato: “L’Africa spettatrice dello scontro tra gli Stati Uniti e la Cina”. Nell’articolo sono elencati alcuni degli ultimi progetti infrastrutturali avviati da Pechino: da un porto presso la località di Bagamoyo, che sarà costruito grazie a un prestito cinese da oltre sette miliardi di dollari, a un gasdotto che collegherà alla terraferma e ai mercati asiatici i ricchi giacimenti di idrocarburi scoperti a largo delle coste della Tanzania.  – Misna

 

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