Tanzania. Morto il presidente Magufuli

di Marco Trovato
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Il presidente della Tanzania, John Pombe Joseph Magufuli, 61 anni, è morto. Lo ha annunciato poco fa con una nota ufficiale la vicepresidente Samia Suluhu, chiamata dalla Costituzione a prendere il suo posto in attesa di nuove elezioni. Da molti giorni Magufuli era scomparso dalla scena politica pubblica e sulle sue condizioni erano girate molte indiscrezioni.

Le voci sulle reali condizioni del presidente della Tanzania John Magufuli si rincorrevano da giorni, ora è arrivata l’ufficialità: Bulldozer – come veniva soprannominato il capo di Stato tanzaniano – è morto. La notizia è stata data dalla vice presidente della Tanzania Samia Suluhu.

Man mano che passavano i giorni le voci sulla salute di Magufuli si erano fatte sempre più forti, rafforzate dalla mancanza di notizie ufficiali. A parte una “coraggiosa” comunicazione di venerdì 12 marzo del primo ministro del primo ministro Kassim Majaliwa («I tanzaniani stiano tranquilli, il presidente è lì, in buona salute, sta lavorando»), tutto a Dar es Salaam e a Dodoma faceva pensare ad altro vista un’assenza che si prolungava ormai dallo scorso 27 febbraio.

Secondo fonti ben informate della Rivista Africa, in realtà dietro le quinte i vari esponenti del partito da sempre al potere, consapevoli della situazione, stavano prendendo tempo, si stavano confrontando e scontrando su come gestire il dopo Magufuli.

Proprio questi giochi politici avrebbero bloccato la comunicazione sullo stato di salute di Magufuli che a seconda delle fonti era ricoverato in un ospedale di Nairobi, in uno di Dar es Salaam o ancora in India. Ora però Bulldozer non c’è più e la Tanzania è costretta a cambiare pagina.

Magufuli sarebbe morto a seguito di un arresto cardiaco massivo seguito ad un infarto che da giorni lo aveva costretto in ospedale in condizioni critiche. Secondo alcuni oppositori politici, come Tundu Lissu, tuttavia il presidente sarebbe morto a causa di un’infezione polmonare da Covid, circostanza che al momento non trova alcuna conferma.

Magufuli era salito negli ultimi mesi agli onori della cronaca per la sua ostinata politica negazionista nei confronti della pandemia di Covid.

Il presidente, già a metà 2020 aveva dichiarato “covid-free” la Tanzania, cessando di fornire i dati sui contagi. Magufuli aveva ringraziato Dio “che ha ascoltato le nostre preghiere”. È lo stesso presidente che della lotta alla corruzione aveva fatto la cifra del suo primo mandato – è stato rieletto l’ottobre scorso – tanto da essere soprannominato “Bulldozer”.

Magufuli, non c’è dubbio, aveva il senso della comunicazione. La foto, agli esordi della pandemia, del suo saluto “con il piede” aveva fatto il giro del mondo.

Come dimenticarlo, poi, con la scopa in mano sulla pubblica via? Gesto di sprone ai cittadini a tener pulita Dar es Salaam e al contempo simbolico: spazzar via i corrotti. Aveva abolito, per risparmiare, i megafesteggiamenti per l’anniversario dell’indipendenza. A meno di due anni dall’inizio del suo mandato, già metteva in riga le compagnie minerarie che si arricchivano coi tesori del sottosuolo tanzaniano.

Ma da bulldozer si era comportato anche con la democrazia. Molte le pagine oscure, dalla stretta sulla libertà d’informazione, canzoni comprese, alle limitazioni più direttamente politiche, come gli arresti di oppositori.

La polizia decideva d’arbitrio quali sono i raduni autorizzati e quali no – quelli dell’opposizione erano sediziosi, quindi vietati. Non solo: la Tanzania è caduta dal 70° al 124° posto nella classifica sulla libertà di stampa. Crescenti critiche sulla sua deriva autoritaria si erano levate nella comunità internazionale, specie in Europa.

Ora si apre una stagione incerta anche perché il partito al potere,  Chama Cha Mapinduzi, è fortemente diviso e gli uomini scelti da Magufuli per ricoprire le posizioni chiave dello Stato hanno personalità assai meno carismatiche del leader scomparso. Si annuncia una feroce guerra intestina per il controllo del potere.

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