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Edizione del 27/09/2026

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social network

    NEWS

    Ceuta, sui social corre un nuovo appello alla traversata

    di claudia 14 Agosto 2026
    Scritto da claudia

    Già la mattina del 30 luglio, mentre decine di migliaia giovani, per lo più marocchini, rischiavano la vita per raggiungere la città autonoma spagnola di Ceuta, su Instagram e Facebook hanno iniziato a circolare appelli per un altro attraversamento di massa del confine il 15 agosto, quando «il valico di frontiera di Ceuta sarà eccezionalmente aperto» perché «è una festività pubblica in Spagna». E anche dopo che oltre 70.000 persone sono riuscite ad arrivare nell’enclave spagnola, prima di essere rimandate quasi tutte in Marocco, e 141 sono morte nel corso della traversata, gli appelli ad attraversare il confine il 15 agosto hanno continuato a circolare su Instagram e Facebook.

    L’emittente Rfi Afrique ha condotto un’inchiesta su questi appelli: «Su Instagram, abbiamo identificato una decina di account sospetti che diffondevano attivamente la voce. La maggior parte di questi profili è stata creata di recente, a volte addirittura a luglio o agosto 2026. I loro nomi, le immagini del profilo e le biografie sono impersonali. Hanno pochissimi follower e non seguono quasi nessuno. Alcuni hanno cambiato il proprio nome utente almeno tre volte. I loro post a volte si concentrano esclusivamente sulla data del 15 agosto e hanno ottenuto milioni di visualizzazioni». Caratteristiche, ha evidenziato l’emittente, che dimostrano che si tratta di account creati appositamente per questo scopo, al fine di rendere virale questo nuovo appello. «Le ricerche open-source non ci hanno permesso di determinare con precisione chi ci sia dietro tutto questo, né se siano coinvolti uno o più soggetti», ha aggiunto Rfi.

    I post sono poi pubblicati con hashtag come «haraga» e «spanish». L’uso del termine «haraga» non è affatto casuale, secondo Mehdi Alioua, sociologo e professore associato all’Università Internazionale di Rabat: «Gli haraga sono quelli che bruciano, in primo luogo quelli che bruciano i documenti, perché quando i marocchini entravano a Ceuta o Melilla senza autorizzazione, venivano immediatamente respinti. E così, per estensione, quelli che bruciano sono diventati coloro che bruciano i confini».

    Una volta lanciato, l’appello ad attraversare il confine il 15 agosto è stato ripreso da account legittimi, alcuni con oltre 100.000 follower. È stato il caso di un giovane creatore di video che ha offerto ai suoi iscritti sulle varie piattaforme un viaggio in autobus completamente gratuito in Spagna. Rfi ha affermato che «è impossibile sapere se sia stato pagato per diffondere questo messaggio».

    Nonostante le autorità spagnole e marocchine abbiamo rafforzato i controlli, e la Guardia Civil abbia pubblicato anche su Instagram un messaggio chiaro, affermando che «il confine con la Spagna è chiuso e non riaprirà», che «sono state installate nuove barriere di sicurezza e chi le oltrepassa verrà respinto», invitando a non «farsi ingannare», gli appelli stanno ancora accumulando milioni di visualizzazioni. Secondo Mehdi Alioua, il fenomeno si può spiegare guardando innanzitutto a «una crisi sociale in Marocco che non si può nominare perché è difficile da affrontare, ma di cui abbiamo segnali da almeno vent’anni attraverso la moltiplicazione di movimenti sociali, guidati principalmente dai giovani, che esprimono il loro disagio e talvolta persino la loro disperazione, e alla quale la risposta dello Stato marocchino è tiepida».

    C’è poi da considerare, secondo il sociologo, «la consapevolezza che, in Europa, c’è sempre bisogno di lavori poco qualificati e che, se si ha il coraggio di perseverare, si può alla fine ottenere una vita migliore». Nonostante il Marocco sia in fase di sviluppo attivo (crescita del 4,9% nel 2025 secondo l’Alto Commissariato per la Pianificazione), le ripercussioni di questa crescita sono meno evidenti tra i giovani, secondo Mehdi Alioua: «Oltre alla disoccupazione, anche chi lavora non solo è mal pagato, ma soprattutto non ha alcuna garanzia di diritti lavorativi, pensione o previdenza sociale».

    Anche secondo Mohamed Ali Lahlou, esperto di questioni migratorie e membro dell’Associazione marocchina per gli studi e la ricerca sulle migrazioni (Amerm), la mancanza di prospettive per una parte dei giovani marocchini rimane una delle principali sfide del Regno: «Quello che è in gioco attorno al 15 agosto, a mio avviso, va oltre le semplici preoccupazioni per la sicurezza. I dati raccontano una storia complessa e a volte contraddittoria. Ci troviamo di fronte a un tasso di disoccupazione ufficiale in Marocco che l’Alto Commissariato per la Pianificazione ha presentato in calo la scorsa settimana. Ma la sottoutilizzazione della forza lavoro rimane massiccia tra i giovani, intorno al 45%».

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    14 Agosto 2026 0 commentI
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