Somalia, Madobe offre il ramo d’ulivo a Mogadiscio

di Enrico Casale
Madobe

Ahmed Madobe è stato rieletto alla guida della regione del Jubaland per un terzo mandato ad agosto, ma si è insediato solo sabato 12 ottobre. Il governo centrale somalo, che ha sede a Mogadiscio, non ha riconosciuto il voto e ha chiesto la tenuta di nuove elezioni. Ciò ha creato uno stato di tensione tra il governo e la regione, in parte controllata da al-Shabaab.

Per stemperare il clima di tensione, Ahmed Madobe ha chiesto all’esecutivo di Mogadiscio di aprire un dialogo e invitato il presidente somalo Farmajo a visitare la capitale del Jubaland, Chisimaio. Mogadiscio ha risposto imponendo l’obbligo per i voli diretti a Chisimaio di passare da Mogadiscio per controlli di sicurezza.

Molti politici somali non hanno così potuto partecipare alla cerimonia di insediamento, alla quale erano però presenti numerosi deputati, ex presidenti somali, ma anche rappresentanti del Kenya. I presenti hanno raggiunto Chisimaio con voli diretti, senza fare scalo nella capitale somala, violando così il boicottaggio imposto da Mogadiscio.

Una sfida aperta allo Stato centrale. Dietro la disputa c’è la lotta tra lo Stato federale e le regioni somale. La Costituzione offre numerose prerogative alle regioni, ma il presidente Farmajo vuole limitare i poteri locali e la loro ‘autonomia. Dietro le quinte, due Paesi impegnati in una battaglia per aumentare l’influenza sulla Somalia: il Kenya, alleato del Jubaland, e l’Etiopia, che sostiene lo Stato centrale. Gli analisti sperano in una rapida soluzione della disputa, perché qualsiasi scintilla potrebbe degenerare in un conflitto armato.

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